venerdì 4 marzo 2011

IL CARBONE PULITO E LA SANITA' DORMIENTE


Alcuni ricercatori di varia nazionalità (USA, Svizzera, Nuova Zelanda) hanno recentemente (febbraio 2011) pubblicato un interessante lavoro scientifico in cui mettono in relazione i consumi elettrici, i consumi di carbone come combustibile e alcuni risultati di salute. L'analisi è stata condotta su serie di dati relativi a 41 paesi nel mondo e sulle condizioni di salute in un periodo che va dal 1965 al 2005. L'elettricità serve per ottenere acqua potabile e per riscaldare gli ambienti di vita senza inquinarne l'aria. Ma i costi sanitari esterni agli impianti di produzione di energia con combustibile fossile come il carbone rappresentano circa il 70% dei costi esterni totali e sono stati stimati negli USA, dalla Accademia Nazionale delle Scienze, in 120 miliardi di dollari solo per il 2005.

L'analisi ha evidenziato che l'aumentato consumo di elettricità è associato ad una riduzione della mortalità infantile per quei paesi in cui nel 1965 la stessa era superiore a 100 casi per 1000 nati vivi, e ad un aumento dell'aspettativa di vita se inferiore ai 57 anni nel 1965 (e non è il nostro caso per entrambi i parametri!). Gli autori sostengono che i loro dati dimostrano che un crescente consumo di carbone è associato ad un aumento della mortalità infantile e ad una riduzione dell'aspettativa di vita al netto dei vantaggi anzidetti. Per questo concludono che l'aumento di consumo di elettricità in paesi con una mortalità infantile inferiore a 100 per 1000 nati vivi “non comporta un maggior beneficio in termini di salute mentre il consumo di carbone produce significativi impatti negativi sulla salute”.

Continuano, quindi, ad essere prodotti lavori che confermano l'impatto negativo del consumo di carbone sulla salute delle popolazioni laddove viene impiegato. Ogni nuovo lavoro consolida quanto è già ben noto e cioè che le centrali a carbone, per quanto vantaggiose per il basso costo del combustibile, hanno un costo “esterno” all'impianto che viene addebitato alla collettività. Altrove queste verità non si nascondono e gli stessi governi commissionano analisi approfondite per stabilire i vantaggi e gli svantaggi di manutenere, riconvertire o dismettere certi impianti.

Ma cosa succede da noi? Si confonde l'indubbio valore sociale del lavoro prodotto dall'industria energetica con la sua innocuità sanitaria ed ambientale.
Se su Torchiarolo incide il 10% di inquinanti provenienti da Cerano ed il 15% di quelli provenienti dal Petrolchimico, perché un rimedio per contenere gli sforamenti delle letture delle centraline di quel Comune si deve pagare al 100% con denaro pubblico? Valutiamo, pur con i limiti della scienza, l’impatto sulla qualità dell’aria delle singole componenti. Ognuno paghi per quello che inquina, soprattutto se lo fa per profitto e non per riscaldarsi.

Il rigore scientifico paga sempre, la propaganda può nascondere la polvere sotto il tappeto, ma prima o poi, in termini di inquinamento o di danni alla salute, la verità emergerà. Bisognerebbe replicare gli studi che vengono effettuati in tutto il mondo vicino alle centrali a carbone anche a Brindisi. Perché questo non si fa?
Il Servizio Sanitario Regionale, per quanto impegnato – come risulta dagli atti giudiziari pubblicati in questi giorni – in tutt'altre faccende, dovrebbe valutare più attentamente lo stato di salute della popolazione in rapporto ai più svariati fattori di rischio. Altrimenti non ha molto senso sbracciarsi per il diritto alla salute quando la salute è già stata irrimediabilmente persa.




lunedì 21 febbraio 2011

DIRETTORI GENERALI SI NASCE


Il direttore generale di una ASL è una figura che oserei definire “parafulmine” nella dialettica tra i vari interessi in gioco nel servizio sanitario italiano. Nominato dalla giunta regionale per legge, ne dipende in maniera totale, nel senso che dovrebbe eseguirne le linee di indirizzo. In realtà è sovraccaricato di richieste politiche in gran parte tese a soddisfare esigenze individuali o di gruppo sponsorizzate da questo o quel politico o sindacato. Il suo potere, infatti, è totale, come un giudice monocratico. In realtà, posto alla testa di una struttura con non meno di 4000 dipendenti diretti ed un migliaio indiretti, non riesce assolutamente a controllare tutto sebbene risponda di tutto ciò che accade. Su questa sua forza/debolezza gioca molto il potere politico e sindacale. La sanitopoli pugliese ne ha decapitato qualcuno e la politica ne è uscita indenne, almeno stando all'esito delle ultime regionali. Che il controllo sia quasi impossibile lo dimostrano, ancora una volta, le recenti vicende giudiziarie dell'ospedale di Altamura, dove alcuni dirigenti amministrativi avrebbero fatto, secondo l'accusa, il bello ed il cattivo tempo pressoché indisturbati.
Ma la propaganda è propaganda. E così nel 2010 la giunta regionale, stravolgendo la legge nazionale sul reclutamento dei direttori generali che comunque rimane una operazione politica e non meritocratica, invita i quasi 400 iscritti negli elenchi regionali ad un esame al quale si presentano in 148. Di questi solo 33 però superano il test (scritto e orale) e vengono avviati ad un corso da supermanager. Il messaggio propagandistico è chiaro. Stiamo formando il meglio del management per governare le ASL. Guarda caso nei 33 ci sono tutti i 10 direttori generali in carica, compresi quelli che nonostante l'incremento delle assegnazioni finanziarie, hanno chiuso i bilanci con un disavanzo ancora maggiore degli anni precedenti (vedi i bilanci 2008 quando solo la ASL LE e BAT riducono il disavanzo). Ma tant'è!
La novità più sorprendente, per me ovviamente, è che in queste settimane è stato sbandierato con comunicati altisonanti il “practicum” che i 33 hanno iniziato nelle ASL pugliesi, quelle stesse che dovrebbero essere risanate. Un vero controsenso.
Premesso per l'ennesima volta che non ho partecipato all'esame suddetto perché non sono più, personalmente e politicamente, interessato a far il direttore generale, leggendo questa notizia mi sono ricordato che durante il mio breve mandato mi premurai di stipulare una convenzione gratuita con la ASL di Bologna dove inviare i dirigenti della ASL da me diretta ad imparare qualcosa di buono. Io stesso ricordo di aver visitato il Pronto Soccorso dell'ospedale di Bentivoglio (diretto da un medico tarantino) e di esserne rimasto affascinato. Eppoi un distretto di Bologna dove c'era la medicina generale e la specialistica più frequentemente richiesta (compresa l'ecografia) nonché la farmacia per la dispensazione diretta dei farmaci, tutte concentrate concentrate in uno stesso stabile a disposizione dei malati.
Cosa potranno imparare di più e di meglio gli aspiranti direttori generali girando per le ASL pugliesi?

lunedì 14 febbraio 2011

Simone Weil: ULTIME PAGINE



Credo in Dio, nella Trinità, nell’incarnazione, nella redenzione, nell’eucaristia, negli insegnamenti del Vangelo.
Ho detto che credo a queste verità, non che sottoscrivo a quanto afferma la Chiesa su di esse, affermandole come si affermano dei dati dell’esperienza o dei teoremi di geometria. Io vi aderisco grazie all’amore alla verità perfetta, inafferrabile, racchiusa in quei misteri e tento di aprire ad essa la mia anima per lasciar penetrare in me la luce.
Non riconosco alla Chiesa nessun diritto di limitare le operazioni dell’intelligenza o le illuminazioni dell’amore nell’ambito del pensiero.
Le riconosco invece la missione, come depositaria dei sacramenti e custode dei testi sacri, di formulare delle decisioni su certi punti essenziali, ma solo a titolo di indicazione per i fedeli.
Non le riconosco il diritto di imporre i commenti di cui ella circonda i misteri della fede come se fossero la verità; ancor meno le riconosco il diritto di usare la minaccia e il terrore esercitando, per imporre quella verità, il potere di privare i fedeli dei sacramenti.
Per me, nello sforzo di riflessione, un disaccordo apparente o reale con l’insegnamento della Chiesa è solo un motivo per sospendere per molto tempo il pensiero, un invito a spingere il più lontano possibile l’esame, l’attenzione e lo scrupolo, prima di affermare qualcosa. Ma è tutto.
Detto questo, io medito su ogni problema relativo allo studio comparato delle religioni, alla loro storia, alla verità racchiusa in ciascuna di esse, ai rapporti della religione con le forme profane della ricerca della verità e con l’insieme della vita profana, al significato misterioso dei testi e delle tradizioni del cristianesimo; medito su tutto questo senza nessuna ambizione di un accordo o di un disaccordo possibile con l’insegnamento dogmatico della Chiesa.
Sapendomi fallibile, sapendo che tutto il male che ho la pigrizia di lasciar vivere nel mio animo, vi produce certamente una quantità proporzionale di menzogna e di errore, dubito in un certo senso anche delle verità che mi sembrano evidenti e certe.
Ma questo dubbio, lo rivolgo in pari misura a tutti i miei pensieri, a quelli in accordo come a quelli in disaccordo con l’insegnamento della Chiesa.
Io penso e conto fermamente di rimanere in questo atteggiamento fino alla morte.
Sono certa che questo linguaggio non racchiude nes­sun peccato. Pensando diversamente, commetterei un delitto contro la mia vocazione, che esige un’assoluta onestà intellettuale.
Non posso discernere alcuna causa umana o demoniaca di questo atteggiamento; tale atteggiamento infatti non può che produrre pene, sconforto morale e isolamento.
Soprattutto l’orgoglio non può esserne la causa, poiché non vi è nulla che possa lusingare l’orgoglio in una situazione in cui si è considerati agli occhi degli increduli un caso patologico, poiché si aderisce a dogmi assurdi senza la scusa di subire un influsso sociale, mentre si ispira ai cattolici quella benevolenza protettiva, un po’ sdegnosa, tipica dell’arrivato nei confronti di colui che è ancora in marcia.
Non vedo quindi nessuna ragione per cui debba respingere la sensazione che ho in me, che cioè io resto in questo atteggiamento per ubbidienza a Dio, e che se lo modificassi offenderei Dio, offenderei Cristo che ha detto: «Io sono la verità».
D’altra parte provo già da tempo un desiderio intenso e sempre crescente della comunione.
Se si considerano i sacramenti come un bene, se li considero pure io così, se li desidero e se me li rifiutano, senza alcuna colpa da parte mia, non può non esserci una grave ingiustizia in tutto ciò.
Se mi si concedesse il battesimo, pur sapendo che io persevero nell’atteggiamento suddetto, si spezzerebbe una routine di almeno diciassette secoli.
Se questa rottura è giusta e desiderabile, se oggi in particolare essa si presenta come urgente e vitale per la salvezza del cristianesimo (cosa che a me pare evidente), bisognerebbe allora per la Chiesa e per il mondo che essa avvenisse in modo vistoso e massiccio e non per iniziativa isolata di un prete che amministrasse un battesimo oscuro ed ignorato.
Per questo motivo e per altri analoghi io non ho mai rivolto finora ad un sacerdote la domanda formale del battesimo.
Non intendo farlo nemmeno ora.
Tuttavia, sento il bisogno, non astratto, ma pratico, reale, urgente, di sapere se, nel caso che lo chiedessi, mi sarebbe accordato o rifiutato.

[La Chiesa avrebbe un mezzo facile per procurarsi quel che sarebbe per lei e per l’umanità la salvezza.
Dovrebbe riconoscere che le definizioni dei concili non hanno significato se non in relazione all’ambiente storico.
Questo ambiente non può essere conosciuto dai non specialisti e spesso nemmeno dagli specialisti a causa della mancanza di documenti.
Quindi gli anatema sit fanno parte della storia; essi non hanno valore attualmente.
Di fatto, li si considera tali, perché non s’impone mai come condizione per il battesimo di un adulto la lettura del Manuale delle decisioni e dei simboli dei concili. Un catechismo non ne è l’equivalente, poiché esso non con­tiene tutto ciò che è tecnicamente «di stretta fede» e contiene altre cose che non lo sono.
È d’altra parte impossibile scoprire, interrogando dei sacerdoti, ciò che è e ciò che non è «di stretta fede».
Basterebbe allora illustrare ciò che fa parte più o meno della prassi, proclamando ufficialmente che una adesione di cuore ai misteri della Trinità, incarnazione, redenzione, eucaristia, e al carattere rivelato del nuovo Testamento è la sola condizione per accedere ai sacramenti.
In questo caso la fede cristiana, senza il pericolo di una tirannia esercitata dalla Chiesa sugli spiriti, potrebbe esser posta al centro di tutta la vita profana e di ogni attività che la compone, e tutto impregnare, assolutamente tutto, con la sua luce.
Unica via di salvezza per i miserabili uomini di oggi.]

sabato 12 febbraio 2011

Pugliamo l'Italia? In sanità meglio di NO

Periodo di chiusura di ospedali in Puglia. Sembra essere tornati indietro di 8 anni. Lo stesso si fece nel 2002 (centro-destra) in ossequio ad un accordo con il Governo: diminuzione posti letto (perchè costano) in cambio di ripiano dei debiti. Così avviene oggi: riduci ancora i posti letto e ti diamo 500 milioni che abbiamo tenuto fermi in attesa che tu (Regione) rispettassi gli accordi. Ovviamente la Regione Puglia (centro-sinistra) accusa il Governo (centro-destra) delle chiusure necessarie per non far perdere soldi alle dissanguate casse della sanità regionale. In realtà il quinquennio 2005-2010 (centro-sinistra) ha visto tutte le asl chiudere con disavanzi ogni anno. Assunzioni dilaganti perchè erano state bloccate fino al 2004, rinnovi contrattuali, aumento della spesa per la medicina generale e per la farmaceutica, le principali cause. Ma a fronte di tutto ciò la qualità dell'assistenza e l'offerta sanitaria in Puglia non è migliorata. Una prova? Le liste di attesa aumentate e la migrazione fuori regione dei pazienti costante. Perchè allora tanti soldi spesi in più? Per garantire una forma di reddito ad un'area cospicua della popolazione (40.000 dipendenti diretti e un indotto non facilmente quantificabile ma sempre a 5 zeri)?
In realtà la rivoluzione culturale non ha lambito la sanità pugliese. Si è gridato alla deospedalizzazione ma oggi non abbiamo nè la sanità fuori dagli ospedali nè ospedali di eccellenza. Il consumismo farmaceutico e radiologico non è stato contrastato e chi paga sono sempre gli stessi.

domenica 2 gennaio 2011

PUGLIESI MIGRANTI PER CURARSI

Salute » 29/12/2010

Gli ospedali brindisini ed il tifo da stadio. Di Maurizio Portaluri

La chiusura e gli spostamenti di posti letto ospedalieri nella provincia di Brindisi, ratificati di recente dalla Giunta Regionale e resi necessari per il deficit di gestione della sanità accumulato in questi anni, é stata una occasione persa per dare ai cittadini malati la possibilità di curarsi vicino al proprio domicilio con ritrovati all'altezza delle più recenti scoperte della medicina.
Vale la pena di ricordare che la nostra provincia perde su 700 milioni di costi della sua sanità (tra le più grandi aziende del territorio) ben 100 milioni per cure acquistate da nostri concittadini ammalati al di fuori della asl e della regione.
Per dare un'idea si tratta di una somma con cui si potrebbero acquistare 200 TAC o 100 risonanze magnetiche o 50 moderne macchine per radioterapia o decine di robot chirurgici o 100 pet-tac o pagare stipendi per più di 100 medici o 200 infermieri e figure sanitarie equivalenti. Scusate se è poco!

Invece leggo che, con modalità più consone al tifo da stadio, in questo comune o in quell'altro si festeggia qualche posto letto in più o si recrimina per un reparto spostato.
Si ringraziano politici "attenti" al territorio, si criticano politici "traditori" degli interessi comunali, come se un ospedale di 100 posti letto possa ancora chiamarsi ospedale.
Mi chiedo chi siano coloro che affiggono manifesti di ringraziamento. Non certo i cittadini che per curarsi con la moderna medicina devono pagare di tasca propria per le lunghe attese (altro che 1 ¤ a ricetta!) o sobbarcarsi viaggi e costi per curarsi lontano da casa.
Questi di certo non ringraziano. Ringraziano quelle poche decine di operatori che continueranno a lavorare vicino casa loro.

Questo modo di ragionare a cui i nostri rappresentanti politici, comunali e regionali, per l'ennesima volta non hanno saputo rinunciare, renderà l'unica struttura tecnologicamente attrezzata (ancora per poco se non si metterà mano , e subito, ad un ammodernamento tecnologico serio e ad una organizzazione orientata più al diritto alla salute dei malati che alle aspettative sindacali o di carriera degli operatori), incompleta e sottoutilizzata.
Dalla riorganizzazione approvata , infatti , risultano cancellati i reparti di cardiochirurgia, chirurgia toracica e gastroenterologia, con buona pace della programmazione sanitaria basata sull'epidemiologia, visto che malattie cardiovascolari, tumori al polmone e malattie del fegato sono ben rappresentate nella nostra provincia.
Ma soprattutto la permanenza di piccoli ospedali, non importa dove, comporterà la mancanza di personale per far funzionare le sale operatorie del Perrino 12 ore al giorno e più, o la TAC, la Risonanza Magnetica, la Pet Tac e la Radioterapia ben oltre l'attuale orario di servizio.
Ne avrebbero vantaggio i malati in attesa, quelli costretti ai viaggi della speranza, l'esperienza degli operatori ( sono migliori i risultati degli ospedali con le maggiori casistiche).
Agli operatori costretti a spostarsi dal loro comune di residenza rimborserei le spese di viaggio: converrebbe di certo anche alle casse del servizio sanitario.

Non vedo chi ringraziare per questa occasione mancata e non vedo chi debbano ringraziare i cittadini dei comuni con qualche posto letto in più nell'ospedale vicino casa: quando avranno bisogno di una di medicina attrezzata, esperta e prontamente disponibile, dovranno , come al solito, emigrare.

martedì 21 dicembre 2010

IL RIGORE SCIENTIFICO DEI "NOALCARBONE"

Salute » 20/12/2010

Il rigore scientifico dei "No al Carbone". Di Maurizio Portaluri

All'incontro promosso dall'Idv di Brindisi venerdì scorso, alla presenza del Presidente della Provincia, dell'Assessore regionale all'ambiente Nicastro, del sen Caforio, del dirigente regionale Antonicelli e del consigliere regionale Idv eletto a Lecce Gianfreda, dell’ing. Riccardo Rossi dei “Noalcarbone”, Lorenzo Caiolo, il coordinatore provinciale Idv, introduceva il dibattito sul tema "Energie rinnovabili, da risorsa a scempio".
Il Presidente Massimo Ferrarese ha preso la parola per primo presentando le sue attività ambientali(ste): contrasto all'impianto di GPL, contrasto al fotovoltaico selvaggio favorito da una legge regionale e, soprattutto, l'accordo barese (tra Vendola, Mennitti e lo stesso Ferrarese) che prevede una riduzione del carbone del 15%, combustione del Cdr, carbonile coperto e filtri per alcuni inquinanti.
Il tutto "senza manifestazioni", ha precisato, orgoglioso della sua azione che cerca di mettere le pezze a scelte passate, a suo parere, disastrose per l'ambiente.
A questo punto prende la parola l'ing. Rossi che, con encomiabile pacatezza e scientificità, presenta una serie di numeri e domande. La copertura del carbonile ed i filtri dovrebbero essere atti dovuti, perché farne oggetto di convenzioni? A Civitavecchia i limiti concordati sono quattro volte inferiori a quelli validi per Brindisi, perché, visto che siamo in Italia ed in Europa anche qui? La richiesta di Via dell'Enel prevede la trasmissione quotidiana a Comune, Provincia ed Arpa dei valori degli inquinanti al camino: tutto ciò avviene? Cerano fattura più di un miliardo all'anno, ma solo meno di 100 milioni sono destinati al lavoro locale: perché non si spendono parte degli utili per portare il rendimento della non più moderna centrale dal 35% al 45%, riducendo così, tra l'altro, le quantità di carbone necessarie? Infine, il 15% in meno di quale quantità di carbone? Quella attuale, quella del 2002, quale?
Tutte domande legittime queste dei "Noalcarbone". Ma non per Ferrarese che, interrompendo bruscamente l'oratore, sciorina una filippica in difesa delle istituzioni locali e della loro capacità di tutelare il territorio e gli offre, polemicamente, una delega in bianco per trattare con l'Enel. "Adesso devo scappare" e lascia in asso ospiti ed uditorio.
Nervi a fior di pelle per questa stretta finale delle trattative con gli enti elettrici.
Interviene Caiolo, invita alla calma e a proseguire il momento di studio e approfondimento.
L'episodio insegna che: gli ambientalisti brindisini non si fanno prendere per il naso e che le loro argomentazioni sono documentate e scientificamente fondate; certa politica non sa ancora accettare il confronto ed il contraddittorio con i cittadini; la bozza barese, quella che Vendola, Mennitti e Ferrarese si apprestano a discutere con Enel, parte dal presupposto che o si chiede poco o l'Enel continuerà a seguire la convenzione del 2002, quella della mano libera.
Troppo poco.
Riccardo Rossi, Ferrarese ormai lontano dalla sala, ha concluso il suo intervento chiedendo indagini epidemiologiche serie che evidenzino i danni alla salute dei brindisini intorno alle centrali. Unico punto di accordo con Ferrarese, è sembrato di capire da una battuta di quest'ultimo, la contrarietà alla combustione del CDR.
L'Assessore regionale ha promesso che andrà a leggersi la convenzione di Civitavecchia (Italia).
Bravo Caiolo che fa politica sui problemi, avanti così "Noalcarbone" con rigore scientifico.

domenica 28 novembre 2010

SANITA': TROPPI CONVEGNI, POCHE RISPOSTE CONCRETE




Mi fa piacere che il consigliere regionale Giovanni Brigante, eletto alle ultime elezioni con la lista “La Puglia per Vendola” inizi ad occuparsi del servizio sanitario promuovendo il convegno “La sanità in Provincia di Brindisi” al quale ha invitato a parlare per lo più illustri medici brindisini che operano in strutture del centro nord.
Egli vuole fare , dice anche il titolo dell’incontro, “analisi e proposte alla luce di esperienze in altre realtà del paese”.
Auguro all’iniziativa successo di pubblico e di idee.
Ma devo dire a Brigante che gli operatori sanitari brindisini lo aspettano nelle strutture in cui operano ogni giorno, per fargli conoscere le cose buone che fanno e le condizioni in cui sono a volte costretti ad operare.
Mi sembrerebbe un modo più efficace per realizzare “analisi e proposte”.
Penso che in un anno del suo mandato conoscerebbe la realtà di tutte le unità operative della asl e sentirebbe anche la voce degli ammalati, con beneficio per il suo mandato ed anche per il suo consenso.
Apprenderebbe così che, nonostante i brindisini abbiano primati di mortalità per tumori al polmone, malattie gastrointestinali, malattie della tiroide, malattie cardiovascolari, rilevabili dai dati ISTAT, a Brindisi, nell’era Vendola come nell’era Fitto, non c’è ancora una cardiochirurgia, una chirurgia toracica, una gastroenterologia ed un percorso integrato per le malattie della tiroide.
Solo per fare alcuni esempi.
E ciò nonostante il fondo sanitario pugliese negli ultimi 5 anni sia aumentato da 4 a 7 miliardi di euro, cioè del 75%, senza contestualmente impedire che il deficit delle amministrazioni sanitarie crescesse.
Ma spero che il convegno sarà utile per chiedere all’Assessore alla Salute che cosa ne è stato della dichiarazione rilasciata alla stampa proprio al “Perrino” il 28.12.2009 inaugurando il reparto di oncologia: “Su Brindisi c’è anche un investimento tecnologico che parte in queste settimane che è quello di realizzare qui la protonoterapia che rappresenta un elemento di netta avanguardia su tutto il territorio nazionale”.
A questa dichiarazione sono seguiti due ordini del giorno di apprezzamento unanimente approvati dal Consiglio Comunale e Provinciale e dal Consiglio dell’Ordine dei Medici. Ah certo, il Governo nazionale, Tremonti, il piano di rientro e così via. Da quel che ne so, quell’investimento è volato nel Lazio, come le cronache di questi giorni hanno annunciato.
Capisco che il consenso abbia le sue esigenze mediatiche, ma non condivido la demagogia sulla pelle delle persone. Meglio non prenderli in giro quei brindisini costretti a riempire i voli della Ryanair per trovare realtà ospedaliere dove le patologie vengono curate in maniera multidisciplinare.
Peccato, per queste carenze politiche e gestionali oltre i soldi che ci rimettono di tasca propria i brindisini, vengono persi anche 100 milioni (un sesto del bilancio ASL) all’anno di nostro denaro pubblico per la mobilità passiva pagata ad altre Asl e Regioni dal Servizio Sanitario per rimborsare le cure lontano da casa.
L’ iniziativa del Consigliere Brigante cade in un momento particolare per la sanità pubblica brindisina. La recente vicenda “assenteismo” e “liste di attesa” alimenta il “mantra” per cui il servizio pubblico è inefficiente, meglio privatizzare.
Non aiutano a contrastare questa deriva né le prese di distanza né la mancata difesa di chi invece lavora e lavora molto. Basterebbe che il mangement filmasse come si lavora duramente di notte, dopo qualche incidente mortale sulle nostre strade, nelle sale operatorie del “Perrino” per capire che senza questo servizio pubblico nessun privato, neppure quello del tanto beneficato don Verzè, si accollerebbe un impegno di quel tipo, veramente “no profit”.
Altro che filmino delle timbrature truffa!
Brigante viene dall’impresa privata e potrà capire quello che sto per dire. Sarà difficile credermi, ma io ammiro molto il management delle grandi industrie di Brindisi ed i loro lavoratori quando, di fronte ad un qualsiasi “guaio” che ne compromette l’immagine, insorgono a difesa dell’impresa a volte contro ogni evidenza.
Non so cosa stiano insegnando ai super manager selezionati dai Tre Saggi alla regione per metterli alla guida delle ASL, ma io i futuri manager li manderei in queste grandi aziende a capire perché la “tua” azienda la devi difendere sempre e soprattutto la devi promuovere facendo conoscere all’esterno quello che fa di buono. E nel pubblico, più che nel privato, si fanno tante cose buone, nonostante gli ostacoli che a volte vengono dall’alto, se non altro perché il pubblico può permettersi di dire dei “no” di fronte a richieste di cure inappropriate.
Va bene, dunque, guardare fuori regione, per capire perché lì alcune cose funzionano meglio. Mi pare che i manager chiamano questo “benchmarking” ( ho imparato anch’io un po’ di “direttorese”). Ma un mio amato Maestro, quando giovani medici scalpitavamo per andare a visitare centri stranieri, ci diceva: “Cominciate a fare qui e poi andate a confrontarvi con gli altri”. Si cominci a guardare come vanno le cose a casa nostra, intervistando anche gli ammalati, e poi si capirà cosa c’è che non va guardando a casa degli altri.
Benvenuto allora al Consigliere Brigante nel dibattito sulla sanità. Lo aspettano negli ospedali e negli ambulatori della provincia, dopo l’interessante convegno, operatori ed ammalati.