lunedì 18 ottobre 2010

QUANDO A BRINDISI VOLEVANO COSTUIRE L’OSPEDALE SAN RAFFAELE




L'amore di don Verzè per la Puglia è antico. Già nel 2001 provò a costruire un ospedale.
“Quando non ci arrivano le istituzioni – leggiamo nelle cronache dell'epoca - provvede la sensibilità di un artista a fare da collante per la realizzazione di progetti utili alla gente della propria terra.
Esattamente come sta accadendo per il progetto di un centro oncologico che sorgerà in Puglia, a Cellino San Marco per la precisione, e si avvarrà del supporto tecnicoscientifico dell' Istituto San Raffaele di Milano, fondato e presieduto da Don Luigi Verzè. Un progetto che piano piano sta diventando realtà grazie ad Albano Carrisi che ha già donato i terreni dove far sorgere l' Istituto Oncologico Mediterraneo: nove ettari di suolo, vicino alla tenuta di famiglia "Il bosco", un terreno fertile pieno di alberi dove c' è una vecchia masseria che sarà ristrutturata.
«Tutto è nato per caso grazie ad una canzone, o meglio ad un inno che mi hanno chiesto di scrivere per il San Raffaele», dice Albano nel corso della conferenza stampa organizzata nella sua azienda a Cellino San Marco per presentare ufficialmente il progetto e la Fondazione Onlus "Albano e Ylenia Carrisi".
« È stata una folgorazione reciproca, ci siamo intesi subito (con don Verzè, ndr) e quando mi ha parlato delle difficoltà incontrate per realizzare un centro oncologico nel Tarantino, ho subito offerto la mia collaborazione, proponendo Cellino San Marco come sede. Sono un artista e di medicina capisco poco, ma so che in questa zona c' è un altissimo tasso di tumori e che non si contano i viaggi della speranza periodicamente fatti dalla povera gente colpita da terribili drammi familiari. ».
Poi le cose sono andate male. Fitto regnante, la Regione doveva recuperare un deficit enorme in sanità e non voleva caricarsi i costi delle prestazioni generate dal nuovo istituto, a Bari non volevano perdere la centralità (quale?) del loro Istituto Tumori e così non se ne è fatto più niente.
Le cose vanno meglio con Vendola Presidente, Assessore Tedesco e poi Fiore, che riprende a tessere i rapporti con don Verzè. Lo strumento dell'accordo è previsto dalla legge e si chiama sperimentazione gestionale: una società pubblico-privato con il 51% al pubblico.
Costo dell'operazione 210 milioni, 120 della Regione Puglia, 80 del San Raffaele e 10 dello Stato. Tutto regolare sembrerebbe. Ma sugli organi di informazione incomincia a circolare qualche notizia sulla compagine sociale della nuova fondazione. Ogni socio ci mette del suo e don Verzè ci mette qualcuno dei suoi che è anche nella MolMed spa, Molecular medicine, società partecipata da Berlusconi per sconfiggere il cancro in poco tempo, come dichiarò qualche mese fa.
Inoltre, solo per la cronaca, un dipendente di don Verzè è anche l'attuale Ministro della Salute, Ferruccio Fazio.

MA IL SAN RAFFAELE ERA L'UNICO ECCELLENTE?

Ma perché la Regione Puglia sceglie un partner senza percorrere una procedura ad evidenza pubblica, cioè una gara? In fondo il San Raffaele non è l'unica eccellenza sanitaria in Italia.
C'è l'Istituto Tumori di Milano, l'Istituto Europeo di Oncologia, l'Università Cattolica del Sacro Cuore, L'Istituto Candiolo di Torino, per citarne alcuni. Perché, rispondono a Bari, il San Raffaele è una Onlus, cioè un ente no-profit.
Qualcuno però ricorda che il Consiglio di Stato, recentemente ha sentenziato che la Fondazione San Raffaele «svolge attività commerciale, il fatto che non persegua utili o che gli utili siano reinvestiti nell’attività non esclude che essa svolge iniziative di carattere economico con modalità tali da consentirle di permanere sul mercato e di concorrere con altre strutture enti e società che operano nel settore sanità».
Ma comunque, perché non utilizzare criteri oggettivi, cioè basati sui basilari principi di maggiore efficienza e maggiore economicità, oltreché più rispettosi del fondamentale canone Costituzionale dell’imparzialità della P.A., anche per scegliere un partner scientifico? L'impact factor della sua produzione scientifica in un particolare settore, i risultati delle terapie in alcune patologie?
Non risulta che queste domande siano state poste dagli attuali rappresentanti dell’amministrazione regionale né che abbiano avuto preventiva risposta da parte del partner scientifico.
Un altro affidamento diretto si fece sempre in Puglia alla fine degli anni '90 a Ceglie Messapica in provincia di Brindisi per un grande centro di riabilitazione, dove la scelta cadde su un'altra fondazione, denominata sempre San Raffaele ma di proprietà del gruppo editorial-sanitario Angelucci di Roma.
Una struttura che costa circa 100 milioni l’anno, che gode di buona considerazione e soprattutto è tra le poche del genere nel Meridione. Nessuno potrà mai dire se lo stesso servizio si sarebbe potuto rendere, con minori costi o con la stessa qualità, mediante una gestione diretta da parte del pubblico.
Ovviamente, come sempre, abbiamo dati quantitativi ma non qualitativi, cioè sappiamo quanti ammalati vengono curati ma non quanti ne guariscono. Ma questo è un altro problema.

IL PATTO DELL'ASTICE ED I TUMORI CHE VANNO E VENGONO

Ma torniamo alle cronache del 2001 dalle quali questa nota ha mosso i primi passi.
Siamo a Cellino, nella tenuta di Albano Carrisi, neo-socio di don Verze nella “Fondazione Albano e Ylenia Carrisi”.
“In Puglia, così come sottolineato dal capo di gabinetto della Provincia di Brindisi Luigi Potenza, si contano negli ultimi anni oltre 270 mila casi di tumori con 150 mila decessi (fortunatamente le cifre sono sbagliate perché si riferiscono all'Italia ndr). «Di questi casi - ha detto Potenza - i più numerosi si sono registrati nella provincia di Brindisi e il dato diventa ancor più preoccupante se si considera che solo nella piccola Torchiarolo circa 200 persone sono state colpite dal male incurabile».
Nonostante ad Albano non sia riuscito di realizzare il sogno di don Verzè, l'artista brindisino ha continuato a dare il suo sostegno alla cura dei tumori e con Massimo Ferrarese è Copresidente della “Fondazione per la Puglia” con la quale vengono raccolti fondi destinati a sostenere le cure oncologiche soprattutto, sinora, attraverso borse di studio.
Ferrarese nel frattempo è diventato presidente della Provincia di Brindisi per il centro-sinistra. Recentemente ha attaccato il piano di rientro dal deficit in sanità di Vendola che prevede chiusure di posti letto. La sua controproposta è stata quella di chiedere 100 milioni per ammodernamenti tecnologici.
Poi, una sera di agosto a Campo Marino Vendola e Ferrarese si sono incontrati davanti ad un piatto di spaghetti con l'astice per discutere di sanità e carbone.
Infatti a Brindisi c'è da ridurre il consumo di carbone. Si fanno centrali a biomasse, si fanno fotovoltaici al posto delle coltivazioni agricole, ma il carbone che si brucia è sempre lo stesso.
A Ferrarese, impegnato a sostegno delle cure oncologiche, non risulta che a Brindisi ci siano più tumori che altrove. Forse non ha avuto il tempo di parlare con Albano e del suo progetto del 2001.
A Vendola non sappiamo cosa avrà chiesto per la sanità Brindisina. Sicuramente avrà chiesto di firmare subito le convenzioni con le società elettriche che ormai sono disposte ad accettare qualsiasi riduzione del carbone pur di togliersi dal collo il morso delle inchieste. Eppoi con le firme delle convenzioni le richieste di studi ed approfondimenti epidemiologici ed ambientali degli ambientalisti si andranno a fare benedire.
Per convincere l'unico restio, Mennitti, via libera all'impiego del Combustibile da Rifiuti nella centrali.
I rifiuti ossessionano tutti i Sindaci ed anche quello del capoluogo. Non riescono a comprendere che se si fa una buona raccolta differenziata non servono né discariche né inceneritori. Ma di questi ultimi la Puglia sta per autorizzarne uno per provincia. Eppoi con il riciclo dei rifiuti per ora fa profitti solo una imprenditoria di nicchia e non i grossi gruppi impegnati sui rifiuti e sugli inceneritori.
Così, firmando le convenzioni avremo meno carbone e più diossine, come a Taranto, dove potremo comunque andare a curarci “eccellentemente” facendo prima un aerosol nei fumi dell'Ilva.

LA FAVOLA INSEGNA

Le conclusioni sono due. Una è che i tumori sono tanti quando si devono curare, sono pochi quando si devono prevenire intervenendo sulle cause ambientali e soprattutto industriali.
L'altra è che il mantra, potente e breve formula sonora spirituale che ha la capacità di trasformare la coscienza, secondo cui la sanità pubblica è allo sfascio e non è capace più di curare bene la gente, viene ripetuto anche nelle regioni governate dal centro-sinistra, sicuramente anche in Puglia.
Per cui meglio dare i soldi ai privati per curare la gente malata di “tanti” tumori.




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sabato 11 settembre 2010

IL MISTERO DI CEGLIE MESSAPICA

Ceglie Messapica nasconde un mistero che riguarda la salute dei suoi cittadini ed in particolare delle sue cittadine.
Un ricercatore dell’Istituto di Fisiologia Clinica del CNR che ha sede a Lecce, Emilio Gianicolo, insieme ad alcuni colleghi di altri istituti del CNR stesso e dell’Università di Pisa, ricostruendo la mortalità nella provincia di Brindisi dal 1981 al 2001 ha osservato che “il quadro epidemiologico che si riferiva ai residenti nella città di Ceglie Messapica presentava indubbiamente delle criticità degne di approfondimento.
Tra queste criticità si segnalava l’eccesso di mortalità, tra le donne per tumore a trachea bronchi e polmoni, con i casi osservati – 28 – che sono in un numero più che doppio rispetto ai circa 12 casi attesi”.
Cioè in 20 anni i decessi per tumori al polmone nelle donne sono stati più del doppio del numero atteso se si fossero verificati nella misura in cui si verificano mediamente in Puglia.

L’eccesso di mortalità tra le donne per tumore a trachea bronchi e polmone viene riscontrato anche nell’Atlante delle cause di morte della Regione Puglia – Anni 2000/2005 edito dall’Osservatorio Epidemiologico Regionale.
Nell’Atlante si riporta un eccesso di circa il 20% rispetto alla popolazione regionale.

Il 21 gennaio scorso si svolse a Ceglie un interessante convegno sul tema del rapporto tra salute e ambiente.
Durante il convegno, oltre i dati pubblicati dal dott. Gianicolo, fu presentata una ricerca condotta dalla dott.ssa Barletta del Dipartimento di prevenzione dell’ASL di Brindisi da cui si evinceva un numero di decessi osservati tra le donne per tumore a trachea-bronchi-polmone, dal 2002 al 2009, pari a 18 con un eccesso stimato tra il 5% e il 17% a seconda del riferimento assunto.
Insomma, sembrerebbe che anche dopo il 2001 questa maggiore mortalità per tumore al polmone tra le donne di Ceglie non si sia attenuata.
L’Arpa, in un suo studio in cui analizza alcuni eccessi di mortalità afferma: “Per quanto riguarda Ceglie Messapica, si impone un approfondimento, anche attraverso, in prima battuta, l’analisi dei ricoveri ospedalieri. Tuttavia, appare indispensabile contestualmente un’indagine circa un possibile ruolo di fattori di rischio ambientali, prendendo in considerazione eventuali sorgenti emissive puntuali e diffuse e valutando l’eventuale impatto di sorgenti remote.“

A seguito di questo rilievo, il Sindaco Pietro Federico, chiese all’Arpa un monitoraggio della qualità dell’aria. I dati vennero presentati sempre nel convegno del gennaio scorso.
Tutto abbastanza nella norma con un piccolo particolare: “dai dati dell’Inventario delle emissioni in atmosfera emerge un alto contributo della città di Ceglie (oltre il 50%) alle emissioni provinciali, per il macrosettore “Processi produttivi” in corrispondenza dei Composti Organici Volatili (COV)”
I COV sono una serie di sostanze che evaporano facilmente a temperature ambiente. Il termine “organico” indica che i composti contengono carbonio. I COV sono oltre 300, e i più noti sono gli idrocarburi alifatici (dal n-esano, al n-esadecano e i metilesani), i terpeni, gli idrocarburi aromatici, (benzene e derivati, toluene, o-xilene, stirene), gli idrocarburi clorinati (cloroformio, diclorometano, clorobenzeni), gli alcoli (etanolo, propanolo, butanolo e derivati), gli esteri, i chetoni, e le aldeide (formaldeide). Le loro fonti sono numerose, domestiche ed industriali.
Quest’ultimo dato ambientale, presente in modo esclusivo a Ceglie Messapica, potrebbe spiegare l’eccesso di mortalità per cancro al polmone nel sesso femminile, in considerazione del fatto che la popolazione femminile è maggiormente esposta ad un rischio ambientale in quanto più stanziale di quella maschile?
Non sarebbe inoltre necessario, per confermare o confutare questa ipotesi, indagare le abitudini di vita e di lavoro dei 18 casi di cancro al polmone femminili rilevati nel periodo 2002-2009 e svolgere un’analisi approfondita dei ricoveri ospedalieri dei cegliesi negli ultimi decenni?
Solo i misteri che non si vogliono svelare restano tali.

giovedì 12 agosto 2010

DALLA FLORIDA UN ESEMPIO PER BRINDISI. LA COMUNITA' DI PERRY BLOCCA LA COSTRUZIONE DI UNA CENTRALE A CARBONE.

Perry è una piccola comunità di quasi 7000 abitanti nella Contea di Terry, in Florida, USA. Affacciata sul Golfo del Messico è ricca di laghi e di foreste. Piccola, dicevamo, ma non debole quanto a capacità critica. Quando le hanno proposto di costruire una centrale a carbone da 800 MW, la notizia ha provocato una “preoccupazione significativa perchè Perry è una comunità con problemi di giustizia ambientale (una comunità sproporzionatamente toccata da rischi ambientali e che di conseguenza soffre di problemi sanitari e ambientali connessi con quei rischi)”. Ma guarda, il mondo è davvero piccolo!

I tassi per alcune patologie nella Contea d Taylor si attestano nel quarto quartile (cioè sono trai più elevati) per morti da tumore del polmone, incidenza di tumori al polmone, ricoveri per malattie respiratorie croniche, morti per ictus, ricoveri per ictus, morti per attacchi cardiaci, ricoveri per scompenso cardiaco congestizio, morti e ricoveri per diabete. “Tutti questi effetti avversi per la salute sono accentuati dal particolato delle emissioni in atmosfera e da contaminanti come idrocarburi, mercurio, diossido di zolfo, ossido di azoto, polveri sottili e CO2 emesse da un impianto che brucia carbone”.

Sulla base di questa preoccupazione la piccola comunità di Perry (piccola ma non stupida) si attiva e con il sostegno economico dell'Agency for Toxic Substances and Disease Registry, nasce il Taylor County No Coal Coalition (TCNCC) composto dalle associazioni locali (Taylor Residents United for the Environment ,TRUE) dalla Florida Agricultural and Mechanical University (FAMU) e la WildLaw (uno studio legale). La compagine studia le condizioni socio-economiche e sanitarie della zona e le modalità di produzione dell'energia. Sviluppa un dossier che alla fine mette in evidenza come i danni sarebbero maggiori dei benefici.. Ma ciò che colpisce nel dossier, peraltro pubblicato su una rivista della John Hopkins University, la prestigiosa università medica di Baltimora (USA), è che esistono tre modi di bruciare carbone e che il meno pericoloso non era incluso nel progetto: il ciclo combinato con gasificazione integrata. Un metodo di combustione del carbone molto pulito che converte il carbone in gas dopo averne estratto lo zolfo. La gasificazione del carbone permette anche di risparmiare il 15% del combustibile e di migliorare l'efficienza del 12%. Anche 500 medici hanno dichiarato la loro contrarietà alla costruzione della centrale per non aggravare le condizioni sanitarie della popolazione.
Per farla breve, di fronte alle evidenze scientifiche prodotte, neppure le autorità locali hanno potuto autorizzare la centrale. Allo stato (maggio 2010) il permesso alla costruzione della centrale di Perry è stato ritirato.

La favola insegna che 1) le agenzie della conoscenza (tra cui le università) non sempre si mettono a servizio di chi paga la commessa di ricerca, ma anche di chi le sostiene ordinariamente con le tasse, cioè i cittadini 2) spesso le autorità locali non conoscono i processi produttivi che autorizzano e le alternative tecnologiche disponibili.
Sono molte se similitudini tra Brindisi e Perry.. Anche qui l'Ordine dei Medici della Provincia di Brindisi si è espresso contro l'uso del carbone, proprio per la situazione sanitaria che qui si registra. Anche qui si registra un eccesso di malattie aggravate dai rischi ambientali.
Sorge spontanea una domanda: cosa sanno Comune, Provincia e Regione, che andranno prima o poi a firmare le convenzioni con le società elettriche e che dalle stesse accettano sponsorizzazioni di vari eventi, sullo stato di salute della popolazione brindisina, sugli effetti di 40 anni di combustione nella nostra città, sulle alternative tecnologiche disponibili?

venerdì 6 agosto 2010

ANCHE IL CIGNO FA LA CACCA


Non trovo disdicevole che Enel organizzi concerti per promuovere la sua immagine. È un’impresa e fa il suo mestiere. I concerti dell’Enel sono però un’ ottima occasione per far salire alla ribalta le preoccupazioni dei cittadini rispetto all’uso del carbone, che grazie al gruppo di “Noalcarbone”, dall’edizione dello scorso anno, hanno la possibilità di essere espresse con una evidenza mediatica pari a quella riservata all’evento musicale di questa sera.
Nelle scorse settimane si è dato rilievo alla comunicazione fatta dall’Arpa di Brindisi ai presidenti delle province pugliesi che le centraline di rilevamento della qualità dell’aria, site nel nostro territorio, riportano valori nei limiti di legge. Il presidente di Confindustria ha quindi concluso che finalmente “l’anatroccolo nero è diventato un cigno”.
In realtà se le centraline superassero i limiti di legge ci sarebbe una intossicazione di massa. I limiti delle centraline mettono al riparo da effetti gravi ed immediati. Non mettono al riparo da effetti gravi ed a lungo termine come i tumori, le malattie da metalli pesanti, le tiroiditi, le malattie respiratorie dei bambini, i nati di basso peso, tutti effetti sanitari che in ogni parte del mondo si riscontrano con maggior frequenza intorno alle centrali a carbone. L’uso del carbone è conveniente per le aziende elettriche ma non per le popolazioni che risiedono vicino alle centrali. Penso soprattutto alla centrale Brindisi Nord che è incredibilmente dentro la città. I costi che l’azienda elettrica risparmia sono pagati all’esterno e si chiamano costi esterni. Qualcuno, come l’Università di Harvard a Boston, ha messo in piedi delle formule per calcolarli. In altri termini, anche il cigno, per quanto più bello dell’anatrocollo, fa la cacca!
Gli studi sulla salute della popolazione brindisina sono pochi ma ci sono. La mortalità è più alta che nelle zone vicine. In soldoni, negli ultimi decenni ci sono stati circa 30 morti in più all’anno rispetto a quelli attesi se avessimo rispettato la stessa tendenza delle altre zone della regione. Inoltre proprio qualche settimana fa tre ricercatori, uno dell’Arpa e due di istituti del CNR di Lecce, hanno presentato un interessante studio condotto proprio sui dati di Brindisi che dimostra come certi tipi di ricoveri e di decessi aumentino quando si innalza, all’interno di quei limiti di legge che sono rispettati, la concentrazione di alcuni inquinanti. Quindi anche i cosiddetti limiti di legge non sono poi così sicuri nel breve periodo e la combustione del carbone partecipa a questi innalzamenti.
Non pretendo certo che Enel si metta ad organizzare grandi eventi per raccontare queste cose o che finanzi studi per rilevare anche a Brindisi le malattie che in tutto il mondo, senza infingimenti e senza paure, si rilevano intorno alle centrali a carbone. Questo sarebbe invece compito di Comune, Provincia e Regione e dei loro organi tecnici. Ma neppure loro si muovono.
Per questo stasera sarò vicino a quanti manifesteranno davanti ai cancelli della centrale di Cerano, non contro Enel ma contro la combustione del carbone a Brindisi e l’immobilismo degli enti locali nella ricerca dei suoi effetti sui cittadini di questa città e nella pretesa di differenti combustibili.

sabato 24 luglio 2010

IN ATTESA DI UNA NUOVA SANITA’ IN PUGLIA: PAGARE LA SALUTE E NON LA MALATTIA.

L'attuale scontro politico sui tagli alla sanità pugliese è preoccupante per le ripercussioni sia, in termini generali, sulla salute delle persone, e sia per quanto riguarda l’accesso alle cure. Ma sappiamo bene anche che l’organizzazione sanitaria incide solo per il 10-15% sulla salute di una popolazione.

Soprattutto l'utilizzo dell'argomento come strumento di lotta politica ha sempre distratto l’attenzione dalla sostanza del problema. La riduzione dei posti letto fu, otto anni fa, un tema di lotta politica contro il governo regionale di centro-destra; oggi tagli di proporzioni anche maggiore sono motivo di contestazione al governo di centro-sinistra. Tagli che peraltro seguono un Piano Sanitario pieno di promesse ed ampliamenti dalla dubbia sostenibilità economica. Nel 2002 fummo contrari a quei tagli perché l’ospedale era l’unica risposta di salute. Se oggi molti cittadini si ricoverano impropriamente, non lo fanno solo per non pagare il ticket ma anche perché le liste di attesa sono troppo lunghe ed il ricovero è una scorciatoia per eseguire subito gli esami necessari senza pagarli di tasca propria. In questi anni la medicina del territorio, in particolare la medicina generale e ambulatoriale, ha ricevuto molte più risorse del passato. E’ giunto il tempo che si faccia carico di coloro che non necessitano di ricovero e di quanti vengono dimessi in condizioni subcritiche.

Constatiamo ancora, purtroppo, che le persone che ne hanno bisogno non hanno facile accesso alle cure, i tempi di attesa per ricevere una visita o effettuare un esame sono molto lunghi ed incompatibili con i dettami della medicina moderna; i costi sono talvolta pagati di tasca propria, le attività di prevenzione languono in gravi difficoltà e la medicina del lavoro pubblica è quasi scomparsa. Il pensiero va a città industriali come Brindisi e Taranto oppure a Bari con la paventata chiusura dell’unico reparto di degenza rimasto. Per molte cure di malattie gravi i pugliesi migrano ancora verso strutture sanitarie del Centro-Nord; fuggono dalle carenze, dalla mancata previsione, dalla inefficace organizzazione e dallo scarso coordinamento.

Siamo certi che questi migranti dolenti che, pur di curarsi bene, sono disposti ad affrontare viaggi lunghissimi, di centinaia di chilometri, accetterebbero volentieri di percorrerne solo poche decine in più, dall’inutile ospedale sotto casa, per raggiungerne uno efficiente all’interno della nostra regione. Il problema è constatare che restano in piedi rimasugli di ospedali inutili accanto a grandi ospedali sottoutilizzati e privi di specialità importanti. Non vediamo alcuna programmazione delle attività che mancano e temiamo che anche questa volta la politica non avrà la forza necessaria per contrastare la rivolta delle corporazioni sanitarie (medici, infermieri, burocrazie sanitarie) a loro volta spalleggiate dai politici locali atterriti dalla perdita di consenso e perciò disposte anche ad istigare autolesionistiche isterie dal basso.

In questa situazione già di per sé preoccupante assistiamo allibiti all’elargizione fatta, dal governo regionale, a don Verzè di 120 milioni di euro per l’Ospedale San Raffaele di Taranto; un progetto che in nome dell’”eccellenza”, in realtà, per le partecipazioni “tecniche” ed azionarie, dirette ed indirette, che con ogni probabilità lo connoteranno, minaccia di essere un altro eccellente e poliedrico esempio di conflitto di interessi, stavolta applicato alla sanità. Ossia alla salute pubblica (Si consiglia a tal riguardo la lettura dell’interessante articolo di Angelo Di Leo pubblicato sul Corriere del Giorno di mercoledì 21 luglio). Un’elargizione che si scontra con l’assenza di un vasto piano d’ammodernamento tecnologico delle strutture ospedaliere pubbliche.

A noi, lo ribadiamo, non interessa il tecnicismo dei tagli; a noi interessa la salute dei pugliesi, quella salute che nessuno si occupa di misurare-valutare e che alcuni indicatori indiretti danno in peggioramento.

Il contrasto alle fonti inquinanti è debole e quasi solo di facciata. Si consideri, a tal proposito, il problema delle emissioni nocive del siderurgico e della raffineria di Taranto, del petrolchimico del farmaceutico e del carbone di Brindisi; e ancora gli scarsi controlli delle acque e degli alimenti, le ispezioni nei luoghi di lavoro che ormai si fanno solo su richiesta. Se il contrasto è debole, la prevenzione non è certo in condizioni migliori; manca il registro regionale dei tumori e l’attività epidemiologica, da parte dell’ASL, intorno alle fonti di rischio ambientale e sanitario manca del tutto o quasi.

Non vediamo alcuna forma di contrasto al dilagante consumismo farmaceutico, vaccinale e radiologico che oltre ad essere fonte di spreco, è anche portatore di danno alla salute.

L’informatizzazione delle attività cliniche – cartelle cliniche, visite, esami radiologici – è sporadica ed insufficiente con la conseguente ripetizione di procedure e l’incompleta presa in carico dei malati.

Abbiamo chiesto, inascoltati, che fossero dati segnali precisi che facessero luce sulla commistione tra pubblico e privato anche all’interno delle strutture pubbliche; come per esempio, l’adozione di liste d’attesa uniche, per paganti e non paganti, così come ha fatto la regione Toscana per gli interventi chirurgici; l’abolizione dell’obbligo di prenotazione per alcune prestazioni specialistiche di base ad alta frequenza di richiesta. Il problema dei “tagli” dei posti letto ospedalieri, al quale no siamo pregiudizialmente contrari, non indebolisce la nostra continua richiesta di una sanità diversa da quella finora attuata in Puglia. Il riferimento non è solo agli scandali giudiziari ma, piuttosto, ad una nuova visione che privilegi la tutela della salute alla erogazione di prestazioni.

Ai tempi dell' antico impero cinese i medici venivano retribuiti fino a quando i loro assistiti erano in buona salute e non ricevevano più alcun compenso quando viceversa si ammalavano: forse la proverbiale saggezza cinese aveva colto nel segno e se anche noi ci armassimo della medesima saggezza, la nostra salute sarebbe certamente più tutelata. (Patrizia Gentilini)

Per approfondimenti:

- Gli scandali della sanità pugliese http://salutepubblica.org/uploadtest/Servizio%20Socio-Sanitario/090801%20Scandalo%20sanita.pdf

- Otto proposte per la sanità malata http://salutepubblica.org/uploadtest/Servizio%20Socio-Sanitario/091016Otto_Proposte_per_la_sanita_pugliese.pdf

- Bilanci ASL 2008 http://salutepubblica.org/uploadtest/Servizio%20Socio-Sanitario/Bilanci%20ASL%202008_puglia.pdf



Medicina Democratica

Salute Pubblica

martedì 20 luglio 2010

AVANTI PRESIDENTE!

Questa volta col Presidente Ferrarese mi trovo daccordo. In questi ultimi giorni ha fatto due uscite sulla sanità. Una in cui auspica che si dotino tutti gli ospedali della provincia di Brindisi di TAC e Risonanze magnetiche per ridurre le liste di attesa, l'altra in cui chiede 100 milioni per ammodernare (immagino soprattutto con tecnologie) la sanità locale.

Sebbene siano i Sindaci ad avere per legge il compito di vigilare sulla ASL e concertare le decisioni strategiche, il presidente della Provincia ha fatto bene ad alzare la voce ponendo una questione generale e non di campanile (come fanno invece alcuni Sindaci e Consiglieri).

Si sa, con Ferrarese non sono daccordo su tante cose. Una di queste è la visione della salute collettiva che non è fatta solo di cure ma anche di prevenzione, ma non sprecherei questa occasione di consonanza per dare forza ad una idea.

Poi nel merito o negli aspetti tecnici non saremo daccordo su tutto, ma che la sanità brindisina manchi di molte specialità chiave ed abbia tecnologie da rinnovare, è una verità che dovrebbe vedere tutti concordi nel protestare e nel reclamare.

Purtroppo poi non basta aumentare il numero di TAC per ridurre le liste di attesa. Sia perchè nella sanità pubblica non accade quello che succede nell'azienda privata a cui Ferrarese è abituato. Gli inglesi hanno dimostrato da tempo che se i costi aumentano di una certa entità, la produttività aumenta molto meno. Eppoi i tempi. Per modificare l'organizzazione del lavoro ci vogliono mesi e mesi di concertazione sindacale, per spendere dei finanziamenti per ammodernamenti anche anni.

Ho detto che poi nel merito qualche approfondimento sarebbe necessario. E credo che il Presidente sarà anche daccordo su quanto sto per dire. Alla Mayo Clinic di Rochester, uno dei santuari della Medicina moderna, il 40% degli esami radiologici è inappropriato, cioè richiesto ed effettuato senza un giustificato motivo. Stenteremmo a credere che qui, se si andasse a verificare bene, non troveremmo qualche punto percentuale in più? Bene. Allora se mettessimo in atto un'attività di controllo della appropriatezza che il CNR di Lecce ha proposto anche all'assessorato alla salute della Puglia, con le stesse macchine potremmo ridurre della metà i tempi di attesa. A parte la considerazione ( Ferrarese la condividerà perché insieme a qualche sindacato lamenta che io parli sempre e solo dei cancerogeni occupazionali) per la quale negli USA (chissà perché studiano solo lì) hanno stimato 29.000 cancri nei prossimi decenni per le dosi da radiazioni da TAC effettuate nel 2007! Per questo è importante fare ogni sforzo per richiederle ed eseguirle solo quando servono.

A Brindisi mancano reparti importanti per le patologie diffuse nella popolazione. Mancano la Chirurgia toracica (eppure i tumori al polmone non mancano), manca la Gastroenterologia (eppure non mancano le malattie del fegato), manca la Cardiochirurgia, mancano risonanze magnetiche (è vero che sono poche).. Mancano da quando c'era il centro-destra e da quando c'è il centro-sinistra. Molta tecnologia pesante andrebbe rinnovata ed aggiornata. Se per far questo si chiudesse qualche piccolo ospedale che costa milioni di euro all'anno (leggiamoli i bilanci della ASL!) se ne lagnerebbe solo chi ci lavora e qualche politico locale, non certo i malati che per curarsi fanno anche migliaia di chilometri.

Avanti così Presidente!

Maurizio Portaluri

martedì 13 luglio 2010

IL BRUTTO ANATROCCOLO, IL CIGNO ED IL SUO CANTO





Qualche giorno fa Enel e Confindustria Brindisi hanno esultato per alcune dichiarazioni diffuse dal Dipartimento Ambiente della Unione Regionale delle Province Pugliesi contenute in un verbale di incontro svoltosi a Brindisi il 21 giugno scorso. Non dunque un documento ufficiale dell'Arpa ma il resoconto di un'audizione di dirigenti dell'Agenzia. Nell'incontro tema di discussione erano “le emissioni di anidride carbonica, polveri sottili e del conseguente impatto ambientale della Centrale Federico II”. Nel verbale, che il Presidente dell'UPI, Prof Schittulli, mi ha subito messo gentilmente a disposizione, si legge che “a quanto pare esiste su tutto il territorio Brindisino, in particolar modo nel suo distretto industriale, una capillare rete di centraline per l’esattezza ventotto, la stragrande maggioranza gestite interamente dall’ ARPA solo il 30% gestite da aziende private cinque delle quali dall’ ENEL. Le parole della Dirigente (dell'ARPA, dott.ssa D'agnano) sono sin dall’inizio confortanti e rassicuranti in quanto si apprende che nessuna di queste supera la soglia limite di rilevamento soprattutto nei pressi della Centrale Termoelettrica a carbone ENEL “Federico II”. Il verbale prosegue: “emerge un aspetto inquietante per quanto concerne l’inquinamento del sottosuolo, nello specifico la dott.ssa D’agnano si riferisce alle falde acquifere per il 90% inquinate non certo a causa delle sostanze di lavorazione dell’ ENEL bensì per infiltrazioni di sostanze di scarti di lavorazione delle aziende petrolchimiche e soprattutto farmaceutiche”.
Se questa audizione tranquillizza Enel, perché Confindustria non si preoccupa dell’inquinamento delle falde? È forse meno pericoloso per l’uomo?
Inoltre mi domando in che misura sulla base di queste notizie possiamo stare tutti più tranquilli. Intanto si deve precisare che le centraline misurano solo alcuni degli inquinanti che la combustione del carbone produce. Non misurano mercurio, arsenico, piombo, nichel, diossine, policlorobifenili (pcb), idrocarburi policiclici aromatici (ipa), sostanze radioattive come il polonio. Di tutte queste sostanze sappiamo ancora molto poco a Brindisi, mentre sappiamo molto da studi condotti in altre nazioni anche circa i loro effetti negativi sulle popolazioni residenti nei pressi delle centrali a carbone.
Bisogna studiare e ricercare di più. Mi sono esercitato in un problema di aritmetica ma non so se l’ho svolto bene. È un problema sul mercurio. Su 8 milioni di tonnellate di carbone transitate annualmente nel nostro porto, assumendo che in ogni kg di carbone ci possono essere mediamente 0,3 mg di Mercurio (ma anche di più o di meno, ma questo dovrebbe essere stabilito con apposite analisi), nelle centrali brindisine sono entrate annualmente 2400 tonnellate di mercurio. Nelle autodichiarazioni aziendali si legge che per il 2005, in aria sono stati emessi 50 kg di mercurio e 2,7 Kg in acqua. Cioè appena il 2 per mille del mercurio presente nel carbone. Un vero successo della captazione o una mia grave carenza in matematica?

Noi siamo contenti che l'ARPA controlli oggi più di ieri e siamo fiduciosi che controllerà sempre meglio, perché gli inquinanti da controllare sono ancora tanti, molti di più di quelli di cui si è interessata la commissione ambiente dell'Unione Regionale delle Province il 21 giugno scorso a Brindisi.