Salute » 29/12/2010
Gli ospedali brindisini ed il tifo da stadio. Di Maurizio Portaluri
La chiusura e gli spostamenti di posti letto ospedalieri nella provincia di Brindisi, ratificati di recente dalla Giunta Regionale e resi necessari per il deficit di gestione della sanità accumulato in questi anni, é stata una occasione persa per dare ai cittadini malati la possibilità di curarsi vicino al proprio domicilio con ritrovati all'altezza delle più recenti scoperte della medicina.
Vale la pena di ricordare che la nostra provincia perde su 700 milioni di costi della sua sanità (tra le più grandi aziende del territorio) ben 100 milioni per cure acquistate da nostri concittadini ammalati al di fuori della asl e della regione.
Per dare un'idea si tratta di una somma con cui si potrebbero acquistare 200 TAC o 100 risonanze magnetiche o 50 moderne macchine per radioterapia o decine di robot chirurgici o 100 pet-tac o pagare stipendi per più di 100 medici o 200 infermieri e figure sanitarie equivalenti. Scusate se è poco!
Invece leggo che, con modalità più consone al tifo da stadio, in questo comune o in quell'altro si festeggia qualche posto letto in più o si recrimina per un reparto spostato.
Si ringraziano politici "attenti" al territorio, si criticano politici "traditori" degli interessi comunali, come se un ospedale di 100 posti letto possa ancora chiamarsi ospedale.
Mi chiedo chi siano coloro che affiggono manifesti di ringraziamento. Non certo i cittadini che per curarsi con la moderna medicina devono pagare di tasca propria per le lunghe attese (altro che 1 ¤ a ricetta!) o sobbarcarsi viaggi e costi per curarsi lontano da casa.
Questi di certo non ringraziano. Ringraziano quelle poche decine di operatori che continueranno a lavorare vicino casa loro.
Questo modo di ragionare a cui i nostri rappresentanti politici, comunali e regionali, per l'ennesima volta non hanno saputo rinunciare, renderà l'unica struttura tecnologicamente attrezzata (ancora per poco se non si metterà mano , e subito, ad un ammodernamento tecnologico serio e ad una organizzazione orientata più al diritto alla salute dei malati che alle aspettative sindacali o di carriera degli operatori), incompleta e sottoutilizzata.
Dalla riorganizzazione approvata , infatti , risultano cancellati i reparti di cardiochirurgia, chirurgia toracica e gastroenterologia, con buona pace della programmazione sanitaria basata sull'epidemiologia, visto che malattie cardiovascolari, tumori al polmone e malattie del fegato sono ben rappresentate nella nostra provincia.
Ma soprattutto la permanenza di piccoli ospedali, non importa dove, comporterà la mancanza di personale per far funzionare le sale operatorie del Perrino 12 ore al giorno e più, o la TAC, la Risonanza Magnetica, la Pet Tac e la Radioterapia ben oltre l'attuale orario di servizio.
Ne avrebbero vantaggio i malati in attesa, quelli costretti ai viaggi della speranza, l'esperienza degli operatori ( sono migliori i risultati degli ospedali con le maggiori casistiche).
Agli operatori costretti a spostarsi dal loro comune di residenza rimborserei le spese di viaggio: converrebbe di certo anche alle casse del servizio sanitario.
Non vedo chi ringraziare per questa occasione mancata e non vedo chi debbano ringraziare i cittadini dei comuni con qualche posto letto in più nell'ospedale vicino casa: quando avranno bisogno di una di medicina attrezzata, esperta e prontamente disponibile, dovranno , come al solito, emigrare.
domenica 2 gennaio 2011
martedì 21 dicembre 2010
IL RIGORE SCIENTIFICO DEI "NOALCARBONE"
Salute » 20/12/2010
Il rigore scientifico dei "No al Carbone". Di Maurizio Portaluri
All'incontro promosso dall'Idv di Brindisi venerdì scorso, alla presenza del Presidente della Provincia, dell'Assessore regionale all'ambiente Nicastro, del sen Caforio, del dirigente regionale Antonicelli e del consigliere regionale Idv eletto a Lecce Gianfreda, dell’ing. Riccardo Rossi dei “Noalcarbone”, Lorenzo Caiolo, il coordinatore provinciale Idv, introduceva il dibattito sul tema "Energie rinnovabili, da risorsa a scempio".
Il Presidente Massimo Ferrarese ha preso la parola per primo presentando le sue attività ambientali(ste): contrasto all'impianto di GPL, contrasto al fotovoltaico selvaggio favorito da una legge regionale e, soprattutto, l'accordo barese (tra Vendola, Mennitti e lo stesso Ferrarese) che prevede una riduzione del carbone del 15%, combustione del Cdr, carbonile coperto e filtri per alcuni inquinanti.
Il tutto "senza manifestazioni", ha precisato, orgoglioso della sua azione che cerca di mettere le pezze a scelte passate, a suo parere, disastrose per l'ambiente.
A questo punto prende la parola l'ing. Rossi che, con encomiabile pacatezza e scientificità, presenta una serie di numeri e domande. La copertura del carbonile ed i filtri dovrebbero essere atti dovuti, perché farne oggetto di convenzioni? A Civitavecchia i limiti concordati sono quattro volte inferiori a quelli validi per Brindisi, perché, visto che siamo in Italia ed in Europa anche qui? La richiesta di Via dell'Enel prevede la trasmissione quotidiana a Comune, Provincia ed Arpa dei valori degli inquinanti al camino: tutto ciò avviene? Cerano fattura più di un miliardo all'anno, ma solo meno di 100 milioni sono destinati al lavoro locale: perché non si spendono parte degli utili per portare il rendimento della non più moderna centrale dal 35% al 45%, riducendo così, tra l'altro, le quantità di carbone necessarie? Infine, il 15% in meno di quale quantità di carbone? Quella attuale, quella del 2002, quale?
Tutte domande legittime queste dei "Noalcarbone". Ma non per Ferrarese che, interrompendo bruscamente l'oratore, sciorina una filippica in difesa delle istituzioni locali e della loro capacità di tutelare il territorio e gli offre, polemicamente, una delega in bianco per trattare con l'Enel. "Adesso devo scappare" e lascia in asso ospiti ed uditorio.
Nervi a fior di pelle per questa stretta finale delle trattative con gli enti elettrici.
Interviene Caiolo, invita alla calma e a proseguire il momento di studio e approfondimento.
L'episodio insegna che: gli ambientalisti brindisini non si fanno prendere per il naso e che le loro argomentazioni sono documentate e scientificamente fondate; certa politica non sa ancora accettare il confronto ed il contraddittorio con i cittadini; la bozza barese, quella che Vendola, Mennitti e Ferrarese si apprestano a discutere con Enel, parte dal presupposto che o si chiede poco o l'Enel continuerà a seguire la convenzione del 2002, quella della mano libera.
Troppo poco.
Riccardo Rossi, Ferrarese ormai lontano dalla sala, ha concluso il suo intervento chiedendo indagini epidemiologiche serie che evidenzino i danni alla salute dei brindisini intorno alle centrali. Unico punto di accordo con Ferrarese, è sembrato di capire da una battuta di quest'ultimo, la contrarietà alla combustione del CDR.
L'Assessore regionale ha promesso che andrà a leggersi la convenzione di Civitavecchia (Italia).
Bravo Caiolo che fa politica sui problemi, avanti così "Noalcarbone" con rigore scientifico.
Il rigore scientifico dei "No al Carbone". Di Maurizio Portaluri
All'incontro promosso dall'Idv di Brindisi venerdì scorso, alla presenza del Presidente della Provincia, dell'Assessore regionale all'ambiente Nicastro, del sen Caforio, del dirigente regionale Antonicelli e del consigliere regionale Idv eletto a Lecce Gianfreda, dell’ing. Riccardo Rossi dei “Noalcarbone”, Lorenzo Caiolo, il coordinatore provinciale Idv, introduceva il dibattito sul tema "Energie rinnovabili, da risorsa a scempio".
Il Presidente Massimo Ferrarese ha preso la parola per primo presentando le sue attività ambientali(ste): contrasto all'impianto di GPL, contrasto al fotovoltaico selvaggio favorito da una legge regionale e, soprattutto, l'accordo barese (tra Vendola, Mennitti e lo stesso Ferrarese) che prevede una riduzione del carbone del 15%, combustione del Cdr, carbonile coperto e filtri per alcuni inquinanti.
Il tutto "senza manifestazioni", ha precisato, orgoglioso della sua azione che cerca di mettere le pezze a scelte passate, a suo parere, disastrose per l'ambiente.
A questo punto prende la parola l'ing. Rossi che, con encomiabile pacatezza e scientificità, presenta una serie di numeri e domande. La copertura del carbonile ed i filtri dovrebbero essere atti dovuti, perché farne oggetto di convenzioni? A Civitavecchia i limiti concordati sono quattro volte inferiori a quelli validi per Brindisi, perché, visto che siamo in Italia ed in Europa anche qui? La richiesta di Via dell'Enel prevede la trasmissione quotidiana a Comune, Provincia ed Arpa dei valori degli inquinanti al camino: tutto ciò avviene? Cerano fattura più di un miliardo all'anno, ma solo meno di 100 milioni sono destinati al lavoro locale: perché non si spendono parte degli utili per portare il rendimento della non più moderna centrale dal 35% al 45%, riducendo così, tra l'altro, le quantità di carbone necessarie? Infine, il 15% in meno di quale quantità di carbone? Quella attuale, quella del 2002, quale?
Tutte domande legittime queste dei "Noalcarbone". Ma non per Ferrarese che, interrompendo bruscamente l'oratore, sciorina una filippica in difesa delle istituzioni locali e della loro capacità di tutelare il territorio e gli offre, polemicamente, una delega in bianco per trattare con l'Enel. "Adesso devo scappare" e lascia in asso ospiti ed uditorio.
Nervi a fior di pelle per questa stretta finale delle trattative con gli enti elettrici.
Interviene Caiolo, invita alla calma e a proseguire il momento di studio e approfondimento.
L'episodio insegna che: gli ambientalisti brindisini non si fanno prendere per il naso e che le loro argomentazioni sono documentate e scientificamente fondate; certa politica non sa ancora accettare il confronto ed il contraddittorio con i cittadini; la bozza barese, quella che Vendola, Mennitti e Ferrarese si apprestano a discutere con Enel, parte dal presupposto che o si chiede poco o l'Enel continuerà a seguire la convenzione del 2002, quella della mano libera.
Troppo poco.
Riccardo Rossi, Ferrarese ormai lontano dalla sala, ha concluso il suo intervento chiedendo indagini epidemiologiche serie che evidenzino i danni alla salute dei brindisini intorno alle centrali. Unico punto di accordo con Ferrarese, è sembrato di capire da una battuta di quest'ultimo, la contrarietà alla combustione del CDR.
L'Assessore regionale ha promesso che andrà a leggersi la convenzione di Civitavecchia (Italia).
Bravo Caiolo che fa politica sui problemi, avanti così "Noalcarbone" con rigore scientifico.
domenica 28 novembre 2010
SANITA': TROPPI CONVEGNI, POCHE RISPOSTE CONCRETE
Mi fa piacere che il consigliere regionale Giovanni Brigante, eletto alle ultime elezioni con la lista “La Puglia per Vendola” inizi ad occuparsi del servizio sanitario promuovendo il convegno “La sanità in Provincia di Brindisi” al quale ha invitato a parlare per lo più illustri medici brindisini che operano in strutture del centro nord.
Egli vuole fare , dice anche il titolo dell’incontro, “analisi e proposte alla luce di esperienze in altre realtà del paese”.
Auguro all’iniziativa successo di pubblico e di idee.
Ma devo dire a Brigante che gli operatori sanitari brindisini lo aspettano nelle strutture in cui operano ogni giorno, per fargli conoscere le cose buone che fanno e le condizioni in cui sono a volte costretti ad operare.
Mi sembrerebbe un modo più efficace per realizzare “analisi e proposte”.
Penso che in un anno del suo mandato conoscerebbe la realtà di tutte le unità operative della asl e sentirebbe anche la voce degli ammalati, con beneficio per il suo mandato ed anche per il suo consenso.
Apprenderebbe così che, nonostante i brindisini abbiano primati di mortalità per tumori al polmone, malattie gastrointestinali, malattie della tiroide, malattie cardiovascolari, rilevabili dai dati ISTAT, a Brindisi, nell’era Vendola come nell’era Fitto, non c’è ancora una cardiochirurgia, una chirurgia toracica, una gastroenterologia ed un percorso integrato per le malattie della tiroide.
Solo per fare alcuni esempi.
E ciò nonostante il fondo sanitario pugliese negli ultimi 5 anni sia aumentato da 4 a 7 miliardi di euro, cioè del 75%, senza contestualmente impedire che il deficit delle amministrazioni sanitarie crescesse.
Ma spero che il convegno sarà utile per chiedere all’Assessore alla Salute che cosa ne è stato della dichiarazione rilasciata alla stampa proprio al “Perrino” il 28.12.2009 inaugurando il reparto di oncologia: “Su Brindisi c’è anche un investimento tecnologico che parte in queste settimane che è quello di realizzare qui la protonoterapia che rappresenta un elemento di netta avanguardia su tutto il territorio nazionale”.
A questa dichiarazione sono seguiti due ordini del giorno di apprezzamento unanimente approvati dal Consiglio Comunale e Provinciale e dal Consiglio dell’Ordine dei Medici. Ah certo, il Governo nazionale, Tremonti, il piano di rientro e così via. Da quel che ne so, quell’investimento è volato nel Lazio, come le cronache di questi giorni hanno annunciato.
Capisco che il consenso abbia le sue esigenze mediatiche, ma non condivido la demagogia sulla pelle delle persone. Meglio non prenderli in giro quei brindisini costretti a riempire i voli della Ryanair per trovare realtà ospedaliere dove le patologie vengono curate in maniera multidisciplinare.
Peccato, per queste carenze politiche e gestionali oltre i soldi che ci rimettono di tasca propria i brindisini, vengono persi anche 100 milioni (un sesto del bilancio ASL) all’anno di nostro denaro pubblico per la mobilità passiva pagata ad altre Asl e Regioni dal Servizio Sanitario per rimborsare le cure lontano da casa.
L’ iniziativa del Consigliere Brigante cade in un momento particolare per la sanità pubblica brindisina. La recente vicenda “assenteismo” e “liste di attesa” alimenta il “mantra” per cui il servizio pubblico è inefficiente, meglio privatizzare.
Non aiutano a contrastare questa deriva né le prese di distanza né la mancata difesa di chi invece lavora e lavora molto. Basterebbe che il mangement filmasse come si lavora duramente di notte, dopo qualche incidente mortale sulle nostre strade, nelle sale operatorie del “Perrino” per capire che senza questo servizio pubblico nessun privato, neppure quello del tanto beneficato don Verzè, si accollerebbe un impegno di quel tipo, veramente “no profit”.
Altro che filmino delle timbrature truffa!
Brigante viene dall’impresa privata e potrà capire quello che sto per dire. Sarà difficile credermi, ma io ammiro molto il management delle grandi industrie di Brindisi ed i loro lavoratori quando, di fronte ad un qualsiasi “guaio” che ne compromette l’immagine, insorgono a difesa dell’impresa a volte contro ogni evidenza.
Non so cosa stiano insegnando ai super manager selezionati dai Tre Saggi alla regione per metterli alla guida delle ASL, ma io i futuri manager li manderei in queste grandi aziende a capire perché la “tua” azienda la devi difendere sempre e soprattutto la devi promuovere facendo conoscere all’esterno quello che fa di buono. E nel pubblico, più che nel privato, si fanno tante cose buone, nonostante gli ostacoli che a volte vengono dall’alto, se non altro perché il pubblico può permettersi di dire dei “no” di fronte a richieste di cure inappropriate.
Va bene, dunque, guardare fuori regione, per capire perché lì alcune cose funzionano meglio. Mi pare che i manager chiamano questo “benchmarking” ( ho imparato anch’io un po’ di “direttorese”). Ma un mio amato Maestro, quando giovani medici scalpitavamo per andare a visitare centri stranieri, ci diceva: “Cominciate a fare qui e poi andate a confrontarvi con gli altri”. Si cominci a guardare come vanno le cose a casa nostra, intervistando anche gli ammalati, e poi si capirà cosa c’è che non va guardando a casa degli altri.
Benvenuto allora al Consigliere Brigante nel dibattito sulla sanità. Lo aspettano negli ospedali e negli ambulatori della provincia, dopo l’interessante convegno, operatori ed ammalati.
lunedì 18 ottobre 2010
QUANDO A BRINDISI VOLEVANO COSTUIRE L’OSPEDALE SAN RAFFAELE
L'amore di don Verzè per la Puglia è antico. Già nel 2001 provò a costruire un ospedale.
“Quando non ci arrivano le istituzioni – leggiamo nelle cronache dell'epoca - provvede la sensibilità di un artista a fare da collante per la realizzazione di progetti utili alla gente della propria terra.
Esattamente come sta accadendo per il progetto di un centro oncologico che sorgerà in Puglia, a Cellino San Marco per la precisione, e si avvarrà del supporto tecnicoscientifico dell' Istituto San Raffaele di Milano, fondato e presieduto da Don Luigi Verzè. Un progetto che piano piano sta diventando realtà grazie ad Albano Carrisi che ha già donato i terreni dove far sorgere l' Istituto Oncologico Mediterraneo: nove ettari di suolo, vicino alla tenuta di famiglia "Il bosco", un terreno fertile pieno di alberi dove c' è una vecchia masseria che sarà ristrutturata.
«Tutto è nato per caso grazie ad una canzone, o meglio ad un inno che mi hanno chiesto di scrivere per il San Raffaele», dice Albano nel corso della conferenza stampa organizzata nella sua azienda a Cellino San Marco per presentare ufficialmente il progetto e la Fondazione Onlus "Albano e Ylenia Carrisi".
« È stata una folgorazione reciproca, ci siamo intesi subito (con don Verzè, ndr) e quando mi ha parlato delle difficoltà incontrate per realizzare un centro oncologico nel Tarantino, ho subito offerto la mia collaborazione, proponendo Cellino San Marco come sede. Sono un artista e di medicina capisco poco, ma so che in questa zona c' è un altissimo tasso di tumori e che non si contano i viaggi della speranza periodicamente fatti dalla povera gente colpita da terribili drammi familiari. ».
Poi le cose sono andate male. Fitto regnante, la Regione doveva recuperare un deficit enorme in sanità e non voleva caricarsi i costi delle prestazioni generate dal nuovo istituto, a Bari non volevano perdere la centralità (quale?) del loro Istituto Tumori e così non se ne è fatto più niente.
Le cose vanno meglio con Vendola Presidente, Assessore Tedesco e poi Fiore, che riprende a tessere i rapporti con don Verzè. Lo strumento dell'accordo è previsto dalla legge e si chiama sperimentazione gestionale: una società pubblico-privato con il 51% al pubblico.
Costo dell'operazione 210 milioni, 120 della Regione Puglia, 80 del San Raffaele e 10 dello Stato. Tutto regolare sembrerebbe. Ma sugli organi di informazione incomincia a circolare qualche notizia sulla compagine sociale della nuova fondazione. Ogni socio ci mette del suo e don Verzè ci mette qualcuno dei suoi che è anche nella MolMed spa, Molecular medicine, società partecipata da Berlusconi per sconfiggere il cancro in poco tempo, come dichiarò qualche mese fa.
Inoltre, solo per la cronaca, un dipendente di don Verzè è anche l'attuale Ministro della Salute, Ferruccio Fazio.
MA IL SAN RAFFAELE ERA L'UNICO ECCELLENTE?
Ma perché la Regione Puglia sceglie un partner senza percorrere una procedura ad evidenza pubblica, cioè una gara? In fondo il San Raffaele non è l'unica eccellenza sanitaria in Italia.
C'è l'Istituto Tumori di Milano, l'Istituto Europeo di Oncologia, l'Università Cattolica del Sacro Cuore, L'Istituto Candiolo di Torino, per citarne alcuni. Perché, rispondono a Bari, il San Raffaele è una Onlus, cioè un ente no-profit.
Qualcuno però ricorda che il Consiglio di Stato, recentemente ha sentenziato che la Fondazione San Raffaele «svolge attività commerciale, il fatto che non persegua utili o che gli utili siano reinvestiti nell’attività non esclude che essa svolge iniziative di carattere economico con modalità tali da consentirle di permanere sul mercato e di concorrere con altre strutture enti e società che operano nel settore sanità».
Ma comunque, perché non utilizzare criteri oggettivi, cioè basati sui basilari principi di maggiore efficienza e maggiore economicità, oltreché più rispettosi del fondamentale canone Costituzionale dell’imparzialità della P.A., anche per scegliere un partner scientifico? L'impact factor della sua produzione scientifica in un particolare settore, i risultati delle terapie in alcune patologie?
Non risulta che queste domande siano state poste dagli attuali rappresentanti dell’amministrazione regionale né che abbiano avuto preventiva risposta da parte del partner scientifico.
Un altro affidamento diretto si fece sempre in Puglia alla fine degli anni '90 a Ceglie Messapica in provincia di Brindisi per un grande centro di riabilitazione, dove la scelta cadde su un'altra fondazione, denominata sempre San Raffaele ma di proprietà del gruppo editorial-sanitario Angelucci di Roma.
Una struttura che costa circa 100 milioni l’anno, che gode di buona considerazione e soprattutto è tra le poche del genere nel Meridione. Nessuno potrà mai dire se lo stesso servizio si sarebbe potuto rendere, con minori costi o con la stessa qualità, mediante una gestione diretta da parte del pubblico.
Ovviamente, come sempre, abbiamo dati quantitativi ma non qualitativi, cioè sappiamo quanti ammalati vengono curati ma non quanti ne guariscono. Ma questo è un altro problema.
IL PATTO DELL'ASTICE ED I TUMORI CHE VANNO E VENGONO
Ma torniamo alle cronache del 2001 dalle quali questa nota ha mosso i primi passi.
Siamo a Cellino, nella tenuta di Albano Carrisi, neo-socio di don Verze nella “Fondazione Albano e Ylenia Carrisi”.
“In Puglia, così come sottolineato dal capo di gabinetto della Provincia di Brindisi Luigi Potenza, si contano negli ultimi anni oltre 270 mila casi di tumori con 150 mila decessi (fortunatamente le cifre sono sbagliate perché si riferiscono all'Italia ndr). «Di questi casi - ha detto Potenza - i più numerosi si sono registrati nella provincia di Brindisi e il dato diventa ancor più preoccupante se si considera che solo nella piccola Torchiarolo circa 200 persone sono state colpite dal male incurabile».
Nonostante ad Albano non sia riuscito di realizzare il sogno di don Verzè, l'artista brindisino ha continuato a dare il suo sostegno alla cura dei tumori e con Massimo Ferrarese è Copresidente della “Fondazione per la Puglia” con la quale vengono raccolti fondi destinati a sostenere le cure oncologiche soprattutto, sinora, attraverso borse di studio.
Ferrarese nel frattempo è diventato presidente della Provincia di Brindisi per il centro-sinistra. Recentemente ha attaccato il piano di rientro dal deficit in sanità di Vendola che prevede chiusure di posti letto. La sua controproposta è stata quella di chiedere 100 milioni per ammodernamenti tecnologici.
Poi, una sera di agosto a Campo Marino Vendola e Ferrarese si sono incontrati davanti ad un piatto di spaghetti con l'astice per discutere di sanità e carbone.
Infatti a Brindisi c'è da ridurre il consumo di carbone. Si fanno centrali a biomasse, si fanno fotovoltaici al posto delle coltivazioni agricole, ma il carbone che si brucia è sempre lo stesso.
A Ferrarese, impegnato a sostegno delle cure oncologiche, non risulta che a Brindisi ci siano più tumori che altrove. Forse non ha avuto il tempo di parlare con Albano e del suo progetto del 2001.
A Vendola non sappiamo cosa avrà chiesto per la sanità Brindisina. Sicuramente avrà chiesto di firmare subito le convenzioni con le società elettriche che ormai sono disposte ad accettare qualsiasi riduzione del carbone pur di togliersi dal collo il morso delle inchieste. Eppoi con le firme delle convenzioni le richieste di studi ed approfondimenti epidemiologici ed ambientali degli ambientalisti si andranno a fare benedire.
Per convincere l'unico restio, Mennitti, via libera all'impiego del Combustibile da Rifiuti nella centrali.
I rifiuti ossessionano tutti i Sindaci ed anche quello del capoluogo. Non riescono a comprendere che se si fa una buona raccolta differenziata non servono né discariche né inceneritori. Ma di questi ultimi la Puglia sta per autorizzarne uno per provincia. Eppoi con il riciclo dei rifiuti per ora fa profitti solo una imprenditoria di nicchia e non i grossi gruppi impegnati sui rifiuti e sugli inceneritori.
Così, firmando le convenzioni avremo meno carbone e più diossine, come a Taranto, dove potremo comunque andare a curarci “eccellentemente” facendo prima un aerosol nei fumi dell'Ilva.
LA FAVOLA INSEGNA
Le conclusioni sono due. Una è che i tumori sono tanti quando si devono curare, sono pochi quando si devono prevenire intervenendo sulle cause ambientali e soprattutto industriali.
L'altra è che il mantra, potente e breve formula sonora spirituale che ha la capacità di trasformare la coscienza, secondo cui la sanità pubblica è allo sfascio e non è capace più di curare bene la gente, viene ripetuto anche nelle regioni governate dal centro-sinistra, sicuramente anche in Puglia.
Per cui meglio dare i soldi ai privati per curare la gente malata di “tanti” tumori.
sabato 11 settembre 2010
IL MISTERO DI CEGLIE MESSAPICA
Ceglie Messapica nasconde un mistero che riguarda la salute dei suoi cittadini ed in particolare delle sue cittadine.
Un ricercatore dell’Istituto di Fisiologia Clinica del CNR che ha sede a Lecce, Emilio Gianicolo, insieme ad alcuni colleghi di altri istituti del CNR stesso e dell’Università di Pisa, ricostruendo la mortalità nella provincia di Brindisi dal 1981 al 2001 ha osservato che “il quadro epidemiologico che si riferiva ai residenti nella città di Ceglie Messapica presentava indubbiamente delle criticità degne di approfondimento.
Tra queste criticità si segnalava l’eccesso di mortalità, tra le donne per tumore a trachea bronchi e polmoni, con i casi osservati – 28 – che sono in un numero più che doppio rispetto ai circa 12 casi attesi”.
Cioè in 20 anni i decessi per tumori al polmone nelle donne sono stati più del doppio del numero atteso se si fossero verificati nella misura in cui si verificano mediamente in Puglia.
L’eccesso di mortalità tra le donne per tumore a trachea bronchi e polmone viene riscontrato anche nell’Atlante delle cause di morte della Regione Puglia – Anni 2000/2005 edito dall’Osservatorio Epidemiologico Regionale.
Nell’Atlante si riporta un eccesso di circa il 20% rispetto alla popolazione regionale.
Il 21 gennaio scorso si svolse a Ceglie un interessante convegno sul tema del rapporto tra salute e ambiente.
Durante il convegno, oltre i dati pubblicati dal dott. Gianicolo, fu presentata una ricerca condotta dalla dott.ssa Barletta del Dipartimento di prevenzione dell’ASL di Brindisi da cui si evinceva un numero di decessi osservati tra le donne per tumore a trachea-bronchi-polmone, dal 2002 al 2009, pari a 18 con un eccesso stimato tra il 5% e il 17% a seconda del riferimento assunto.
Insomma, sembrerebbe che anche dopo il 2001 questa maggiore mortalità per tumore al polmone tra le donne di Ceglie non si sia attenuata.
L’Arpa, in un suo studio in cui analizza alcuni eccessi di mortalità afferma: “Per quanto riguarda Ceglie Messapica, si impone un approfondimento, anche attraverso, in prima battuta, l’analisi dei ricoveri ospedalieri. Tuttavia, appare indispensabile contestualmente un’indagine circa un possibile ruolo di fattori di rischio ambientali, prendendo in considerazione eventuali sorgenti emissive puntuali e diffuse e valutando l’eventuale impatto di sorgenti remote.“
A seguito di questo rilievo, il Sindaco Pietro Federico, chiese all’Arpa un monitoraggio della qualità dell’aria. I dati vennero presentati sempre nel convegno del gennaio scorso.
Tutto abbastanza nella norma con un piccolo particolare: “dai dati dell’Inventario delle emissioni in atmosfera emerge un alto contributo della città di Ceglie (oltre il 50%) alle emissioni provinciali, per il macrosettore “Processi produttivi” in corrispondenza dei Composti Organici Volatili (COV)”
I COV sono una serie di sostanze che evaporano facilmente a temperature ambiente. Il termine “organico” indica che i composti contengono carbonio. I COV sono oltre 300, e i più noti sono gli idrocarburi alifatici (dal n-esano, al n-esadecano e i metilesani), i terpeni, gli idrocarburi aromatici, (benzene e derivati, toluene, o-xilene, stirene), gli idrocarburi clorinati (cloroformio, diclorometano, clorobenzeni), gli alcoli (etanolo, propanolo, butanolo e derivati), gli esteri, i chetoni, e le aldeide (formaldeide). Le loro fonti sono numerose, domestiche ed industriali.
Quest’ultimo dato ambientale, presente in modo esclusivo a Ceglie Messapica, potrebbe spiegare l’eccesso di mortalità per cancro al polmone nel sesso femminile, in considerazione del fatto che la popolazione femminile è maggiormente esposta ad un rischio ambientale in quanto più stanziale di quella maschile?
Non sarebbe inoltre necessario, per confermare o confutare questa ipotesi, indagare le abitudini di vita e di lavoro dei 18 casi di cancro al polmone femminili rilevati nel periodo 2002-2009 e svolgere un’analisi approfondita dei ricoveri ospedalieri dei cegliesi negli ultimi decenni?
Solo i misteri che non si vogliono svelare restano tali.
Un ricercatore dell’Istituto di Fisiologia Clinica del CNR che ha sede a Lecce, Emilio Gianicolo, insieme ad alcuni colleghi di altri istituti del CNR stesso e dell’Università di Pisa, ricostruendo la mortalità nella provincia di Brindisi dal 1981 al 2001 ha osservato che “il quadro epidemiologico che si riferiva ai residenti nella città di Ceglie Messapica presentava indubbiamente delle criticità degne di approfondimento.
Tra queste criticità si segnalava l’eccesso di mortalità, tra le donne per tumore a trachea bronchi e polmoni, con i casi osservati – 28 – che sono in un numero più che doppio rispetto ai circa 12 casi attesi”.
Cioè in 20 anni i decessi per tumori al polmone nelle donne sono stati più del doppio del numero atteso se si fossero verificati nella misura in cui si verificano mediamente in Puglia.
L’eccesso di mortalità tra le donne per tumore a trachea bronchi e polmone viene riscontrato anche nell’Atlante delle cause di morte della Regione Puglia – Anni 2000/2005 edito dall’Osservatorio Epidemiologico Regionale.
Nell’Atlante si riporta un eccesso di circa il 20% rispetto alla popolazione regionale.
Il 21 gennaio scorso si svolse a Ceglie un interessante convegno sul tema del rapporto tra salute e ambiente.
Durante il convegno, oltre i dati pubblicati dal dott. Gianicolo, fu presentata una ricerca condotta dalla dott.ssa Barletta del Dipartimento di prevenzione dell’ASL di Brindisi da cui si evinceva un numero di decessi osservati tra le donne per tumore a trachea-bronchi-polmone, dal 2002 al 2009, pari a 18 con un eccesso stimato tra il 5% e il 17% a seconda del riferimento assunto.
Insomma, sembrerebbe che anche dopo il 2001 questa maggiore mortalità per tumore al polmone tra le donne di Ceglie non si sia attenuata.
L’Arpa, in un suo studio in cui analizza alcuni eccessi di mortalità afferma: “Per quanto riguarda Ceglie Messapica, si impone un approfondimento, anche attraverso, in prima battuta, l’analisi dei ricoveri ospedalieri. Tuttavia, appare indispensabile contestualmente un’indagine circa un possibile ruolo di fattori di rischio ambientali, prendendo in considerazione eventuali sorgenti emissive puntuali e diffuse e valutando l’eventuale impatto di sorgenti remote.“
A seguito di questo rilievo, il Sindaco Pietro Federico, chiese all’Arpa un monitoraggio della qualità dell’aria. I dati vennero presentati sempre nel convegno del gennaio scorso.
Tutto abbastanza nella norma con un piccolo particolare: “dai dati dell’Inventario delle emissioni in atmosfera emerge un alto contributo della città di Ceglie (oltre il 50%) alle emissioni provinciali, per il macrosettore “Processi produttivi” in corrispondenza dei Composti Organici Volatili (COV)”
I COV sono una serie di sostanze che evaporano facilmente a temperature ambiente. Il termine “organico” indica che i composti contengono carbonio. I COV sono oltre 300, e i più noti sono gli idrocarburi alifatici (dal n-esano, al n-esadecano e i metilesani), i terpeni, gli idrocarburi aromatici, (benzene e derivati, toluene, o-xilene, stirene), gli idrocarburi clorinati (cloroformio, diclorometano, clorobenzeni), gli alcoli (etanolo, propanolo, butanolo e derivati), gli esteri, i chetoni, e le aldeide (formaldeide). Le loro fonti sono numerose, domestiche ed industriali.
Quest’ultimo dato ambientale, presente in modo esclusivo a Ceglie Messapica, potrebbe spiegare l’eccesso di mortalità per cancro al polmone nel sesso femminile, in considerazione del fatto che la popolazione femminile è maggiormente esposta ad un rischio ambientale in quanto più stanziale di quella maschile?
Non sarebbe inoltre necessario, per confermare o confutare questa ipotesi, indagare le abitudini di vita e di lavoro dei 18 casi di cancro al polmone femminili rilevati nel periodo 2002-2009 e svolgere un’analisi approfondita dei ricoveri ospedalieri dei cegliesi negli ultimi decenni?
Solo i misteri che non si vogliono svelare restano tali.
giovedì 12 agosto 2010
DALLA FLORIDA UN ESEMPIO PER BRINDISI. LA COMUNITA' DI PERRY BLOCCA LA COSTRUZIONE DI UNA CENTRALE A CARBONE.
Perry è una piccola comunità di quasi 7000 abitanti nella Contea di Terry, in Florida, USA. Affacciata sul Golfo del Messico è ricca di laghi e di foreste. Piccola, dicevamo, ma non debole quanto a capacità critica. Quando le hanno proposto di costruire una centrale a carbone da 800 MW, la notizia ha provocato una “preoccupazione significativa perchè Perry è una comunità con problemi di giustizia ambientale (una comunità sproporzionatamente toccata da rischi ambientali e che di conseguenza soffre di problemi sanitari e ambientali connessi con quei rischi)”. Ma guarda, il mondo è davvero piccolo!
I tassi per alcune patologie nella Contea d Taylor si attestano nel quarto quartile (cioè sono trai più elevati) per morti da tumore del polmone, incidenza di tumori al polmone, ricoveri per malattie respiratorie croniche, morti per ictus, ricoveri per ictus, morti per attacchi cardiaci, ricoveri per scompenso cardiaco congestizio, morti e ricoveri per diabete. “Tutti questi effetti avversi per la salute sono accentuati dal particolato delle emissioni in atmosfera e da contaminanti come idrocarburi, mercurio, diossido di zolfo, ossido di azoto, polveri sottili e CO2 emesse da un impianto che brucia carbone”.
Sulla base di questa preoccupazione la piccola comunità di Perry (piccola ma non stupida) si attiva e con il sostegno economico dell'Agency for Toxic Substances and Disease Registry, nasce il Taylor County No Coal Coalition (TCNCC) composto dalle associazioni locali (Taylor Residents United for the Environment ,TRUE) dalla Florida Agricultural and Mechanical University (FAMU) e la WildLaw (uno studio legale). La compagine studia le condizioni socio-economiche e sanitarie della zona e le modalità di produzione dell'energia. Sviluppa un dossier che alla fine mette in evidenza come i danni sarebbero maggiori dei benefici.. Ma ciò che colpisce nel dossier, peraltro pubblicato su una rivista della John Hopkins University, la prestigiosa università medica di Baltimora (USA), è che esistono tre modi di bruciare carbone e che il meno pericoloso non era incluso nel progetto: il ciclo combinato con gasificazione integrata. Un metodo di combustione del carbone molto pulito che converte il carbone in gas dopo averne estratto lo zolfo. La gasificazione del carbone permette anche di risparmiare il 15% del combustibile e di migliorare l'efficienza del 12%. Anche 500 medici hanno dichiarato la loro contrarietà alla costruzione della centrale per non aggravare le condizioni sanitarie della popolazione.
Per farla breve, di fronte alle evidenze scientifiche prodotte, neppure le autorità locali hanno potuto autorizzare la centrale. Allo stato (maggio 2010) il permesso alla costruzione della centrale di Perry è stato ritirato.
La favola insegna che 1) le agenzie della conoscenza (tra cui le università) non sempre si mettono a servizio di chi paga la commessa di ricerca, ma anche di chi le sostiene ordinariamente con le tasse, cioè i cittadini 2) spesso le autorità locali non conoscono i processi produttivi che autorizzano e le alternative tecnologiche disponibili.
Sono molte se similitudini tra Brindisi e Perry.. Anche qui l'Ordine dei Medici della Provincia di Brindisi si è espresso contro l'uso del carbone, proprio per la situazione sanitaria che qui si registra. Anche qui si registra un eccesso di malattie aggravate dai rischi ambientali.
Sorge spontanea una domanda: cosa sanno Comune, Provincia e Regione, che andranno prima o poi a firmare le convenzioni con le società elettriche e che dalle stesse accettano sponsorizzazioni di vari eventi, sullo stato di salute della popolazione brindisina, sugli effetti di 40 anni di combustione nella nostra città, sulle alternative tecnologiche disponibili?
I tassi per alcune patologie nella Contea d Taylor si attestano nel quarto quartile (cioè sono trai più elevati) per morti da tumore del polmone, incidenza di tumori al polmone, ricoveri per malattie respiratorie croniche, morti per ictus, ricoveri per ictus, morti per attacchi cardiaci, ricoveri per scompenso cardiaco congestizio, morti e ricoveri per diabete. “Tutti questi effetti avversi per la salute sono accentuati dal particolato delle emissioni in atmosfera e da contaminanti come idrocarburi, mercurio, diossido di zolfo, ossido di azoto, polveri sottili e CO2 emesse da un impianto che brucia carbone”.
Sulla base di questa preoccupazione la piccola comunità di Perry (piccola ma non stupida) si attiva e con il sostegno economico dell'Agency for Toxic Substances and Disease Registry, nasce il Taylor County No Coal Coalition (TCNCC) composto dalle associazioni locali (Taylor Residents United for the Environment ,TRUE) dalla Florida Agricultural and Mechanical University (FAMU) e la WildLaw (uno studio legale). La compagine studia le condizioni socio-economiche e sanitarie della zona e le modalità di produzione dell'energia. Sviluppa un dossier che alla fine mette in evidenza come i danni sarebbero maggiori dei benefici.. Ma ciò che colpisce nel dossier, peraltro pubblicato su una rivista della John Hopkins University, la prestigiosa università medica di Baltimora (USA), è che esistono tre modi di bruciare carbone e che il meno pericoloso non era incluso nel progetto: il ciclo combinato con gasificazione integrata. Un metodo di combustione del carbone molto pulito che converte il carbone in gas dopo averne estratto lo zolfo. La gasificazione del carbone permette anche di risparmiare il 15% del combustibile e di migliorare l'efficienza del 12%. Anche 500 medici hanno dichiarato la loro contrarietà alla costruzione della centrale per non aggravare le condizioni sanitarie della popolazione.
Per farla breve, di fronte alle evidenze scientifiche prodotte, neppure le autorità locali hanno potuto autorizzare la centrale. Allo stato (maggio 2010) il permesso alla costruzione della centrale di Perry è stato ritirato.
La favola insegna che 1) le agenzie della conoscenza (tra cui le università) non sempre si mettono a servizio di chi paga la commessa di ricerca, ma anche di chi le sostiene ordinariamente con le tasse, cioè i cittadini 2) spesso le autorità locali non conoscono i processi produttivi che autorizzano e le alternative tecnologiche disponibili.
Sono molte se similitudini tra Brindisi e Perry.. Anche qui l'Ordine dei Medici della Provincia di Brindisi si è espresso contro l'uso del carbone, proprio per la situazione sanitaria che qui si registra. Anche qui si registra un eccesso di malattie aggravate dai rischi ambientali.
Sorge spontanea una domanda: cosa sanno Comune, Provincia e Regione, che andranno prima o poi a firmare le convenzioni con le società elettriche e che dalle stesse accettano sponsorizzazioni di vari eventi, sullo stato di salute della popolazione brindisina, sugli effetti di 40 anni di combustione nella nostra città, sulle alternative tecnologiche disponibili?
venerdì 6 agosto 2010
ANCHE IL CIGNO FA LA CACCA
Non trovo disdicevole che Enel organizzi concerti per promuovere la sua immagine. È un’impresa e fa il suo mestiere. I concerti dell’Enel sono però un’ ottima occasione per far salire alla ribalta le preoccupazioni dei cittadini rispetto all’uso del carbone, che grazie al gruppo di “Noalcarbone”, dall’edizione dello scorso anno, hanno la possibilità di essere espresse con una evidenza mediatica pari a quella riservata all’evento musicale di questa sera.
Nelle scorse settimane si è dato rilievo alla comunicazione fatta dall’Arpa di Brindisi ai presidenti delle province pugliesi che le centraline di rilevamento della qualità dell’aria, site nel nostro territorio, riportano valori nei limiti di legge. Il presidente di Confindustria ha quindi concluso che finalmente “l’anatroccolo nero è diventato un cigno”.
In realtà se le centraline superassero i limiti di legge ci sarebbe una intossicazione di massa. I limiti delle centraline mettono al riparo da effetti gravi ed immediati. Non mettono al riparo da effetti gravi ed a lungo termine come i tumori, le malattie da metalli pesanti, le tiroiditi, le malattie respiratorie dei bambini, i nati di basso peso, tutti effetti sanitari che in ogni parte del mondo si riscontrano con maggior frequenza intorno alle centrali a carbone. L’uso del carbone è conveniente per le aziende elettriche ma non per le popolazioni che risiedono vicino alle centrali. Penso soprattutto alla centrale Brindisi Nord che è incredibilmente dentro la città. I costi che l’azienda elettrica risparmia sono pagati all’esterno e si chiamano costi esterni. Qualcuno, come l’Università di Harvard a Boston, ha messo in piedi delle formule per calcolarli. In altri termini, anche il cigno, per quanto più bello dell’anatrocollo, fa la cacca!
Gli studi sulla salute della popolazione brindisina sono pochi ma ci sono. La mortalità è più alta che nelle zone vicine. In soldoni, negli ultimi decenni ci sono stati circa 30 morti in più all’anno rispetto a quelli attesi se avessimo rispettato la stessa tendenza delle altre zone della regione. Inoltre proprio qualche settimana fa tre ricercatori, uno dell’Arpa e due di istituti del CNR di Lecce, hanno presentato un interessante studio condotto proprio sui dati di Brindisi che dimostra come certi tipi di ricoveri e di decessi aumentino quando si innalza, all’interno di quei limiti di legge che sono rispettati, la concentrazione di alcuni inquinanti. Quindi anche i cosiddetti limiti di legge non sono poi così sicuri nel breve periodo e la combustione del carbone partecipa a questi innalzamenti.
Non pretendo certo che Enel si metta ad organizzare grandi eventi per raccontare queste cose o che finanzi studi per rilevare anche a Brindisi le malattie che in tutto il mondo, senza infingimenti e senza paure, si rilevano intorno alle centrali a carbone. Questo sarebbe invece compito di Comune, Provincia e Regione e dei loro organi tecnici. Ma neppure loro si muovono.
Per questo stasera sarò vicino a quanti manifesteranno davanti ai cancelli della centrale di Cerano, non contro Enel ma contro la combustione del carbone a Brindisi e l’immobilismo degli enti locali nella ricerca dei suoi effetti sui cittadini di questa città e nella pretesa di differenti combustibili.
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