sabato 14 giugno 2014

IL PANE E LA MORTE

"Il Pane e la Morte.  Lo scambio salute-lavoro nel polo industriale brindisino" di Renato Curcio, Sensibili alle foglie, 2014


Il polo industriale di Brindisi, nato all'inizio degli anni '60, è stato considerato per molto tempo la "madre nutrice" delle popolazioni del Salento e non solo. Nella città adriatica  accorsero maestranze anche da altre parti della Puglia e persino dalla Calabria. Attratta dal minore costo del lavoro grazie alle gabbie salariali, l'industria di Stato si installò al Sud. Successivamente gli operai ottennero l'equiparazione dei loro salari a quelli delle industrie del Nord. Presto, già alla fine della sua costruzione, si incominciò a fare esperienza della disoccupazione dopo aver occupato fino a 10.000 unità. La malattia e la morte  già sporadicamente segnalate negli anni '70, fecero irruzione tra gli operai con le denunce di Luigi Caretto negli anni '90 e con il procedimento giudiziario poi archiviato nel 2008.
La vicenda industriale brindisina è stata oggetto di studi prevalentemente di parte aziendale e di rapporti di ricercatori indipendenti o consulenti giudiziari  raramente approdati alla pubblicazione. A parte il lavoro scientifico commissionato dai sindacati chimici agli inizi degli anni '90 sui lavoratori del CVM e mai aggiornato nonostante lo stillicidio di malattie e di morti sia continuato.
La letteratura ed il teatro si sono già  occupati del petrolchimico di Brindisi, ma adesso è divenuto disponibili il risultato di un approccio conoscitivo differente, quello della socioanalisi narrativa, potremmo dire non un lavoro su Brindisi ma un lavoro "da" Brindisi. "Il Pane e la Morte. Lo scambio salute-lavoro nel polo industriale brindisino" è l'ultimo libro dell'editrice "Sensibili alle foglie" che ha per autore il suo fondatore, Renato Curcio. Ricercatore sociale da ormai 20 venti anni, Curcio riporta nel libro il risultato di un "cantiere socio-analitico" che a Brindisi si è svolto nel 2013 e che ha riunito "l’operaio del Petrolchimico colpito da un tumore, il medico oncologo, il lavoratore degli appalti, il familiare di una vittima, l’avvocato, il cittadino impegnato in comitati per la difesa dell’ambiente, l’epidemiologo, l’ambientalista", sensibilità, storie di vita e saperi che nel corso degli incontri  hanno avuto la possibilità di esprimersi, cooperare e confrontarsi. Ne è risultato uno spaccato della sofferenza patita dentro e fuori le fabbriche, i "dispositivi" di comando e di ricatto a cui si sottostà, quel che succede quando ci si ribella, le paure passate e presenti. Sullo sfondo una storia documentata delle produzioni, degli inquinamenti, delle omissioni e delle compiacenze istituzionali che fanno da cornice ai racconti crudi degli incidenti, dei ricatti, dei modi per esorcizzare la malattia.
Il libro dedica una prima parte alle modalità in cui si realizza lo scambio salute-lavoro, i meccanismi di isolamento e la discriminazione di chi non accetta il pericolo, la dissuasione dalla denuncia, la promessa di piccoli privilegi per chi non si fa tentare.
Curcio narra poi eventi che dimostrano come le nocività dalle fabbriche si spandono al di fuori di esse, nel territorio anche lontano dagli impianti soprattutto attraverso lo smaltimento  illegale dei rifiuti. Qualcuno comincia a prendere coscienza e nasce il "Movimento Vittime del Petrolchmico" che pone il problema alla città ed alle istituzioni ma prima di tutto rompe il silenzio e non accetta più i ricatti. La malattia conferisce la forza per prendere coscienza del danno subito e per denunciare e chiedere ristoro. Ma la malattia al Sud non è uguale a quella del Nord: per curarsi spesso si preferisce emigrare, un po' per vergogna un po' per necessità visto che le strutture sanitarie non sono sempre all'avanguardia e l'ingresso è difficile.
Emergono anche i problemi legati alla ricerca scientifica sulle malattie del territorio, alla chiusura delle istituzioni sanitarie nel fornire i dati e la loro analisi, al ruolo della scienza e degli scienziati in tribunale, la supplenza della magistratura, il ruolo delle istituzioni sanitarie e ambientali. Il tutto passando dalla narrazione al contesto generale. Infine la descrione dei dispositivi trasversali messi in atto per non fare emergere la realtà alla coscienza delle popolazioni: stendere una coltre di silenzio, fingere di non sapere, spostare l’attenzione e seminare incertezza.
Un libro che arriva a Brindisi mentre si celebra un processo per imbrattamento da polvere di carbone sulle colture e nelle case dei contadini, mentre le popolazioni più vicine all'area industriale hanno rotto il silenzio  denunciando le loro malattie ed i loro morti per i quali esigono una spiegazione, dopo che sono emersi effetti sanitari avversi da inquinanti industriali sulla cittadinanza  - come i ricoveri ospedalieri e le malformazioni neonatali - grazie al lavoro impervio di ricercatori pubblici indipendenti. Un libro che aiuterà si spera, con tutto il resto, a capire che il conflitto lavoro-salute non è una fatalità ma una scelta, imposta e subita, che può essere modificata.


giovedì 15 maggio 2014

CAMICI A SUD

Gianni Vattimo mi ha fatto l'onore di presentare al Salone di Torino il mio nuovo libro CAMICI A SUD. Un libro rapsodico lo ha definito dove vengono trattati tanti temi della sanità e della medicina visti dalla prospettiva del Sud. Sebbene sia compito dell'editore, mi ha fatto piacere che nel titolo si facesse menzione del Sud perchè l'arretratezza anche in sanità del meridione d'Italia è un tema che sta svanendo dal dibattito pubblico o vi è presente attraverso un revisionismo neoborbonico che non ha nulla di scientificamente storico.
La comunicazione profonda anziché formale, la prevenzione vera, il consumismo farmaceutico, vaccinale e radiologico, la corruzione ed i suoi costi, il governo monocratico delle asl e l'esautoramento di cittadini ed operatori, le privatizzazioni sono i temi che vengono toccati a volo d'uccello senza pretese accademiche.
Apre il libro una bella prefazione di Gianluigi Trianni, un medico manager al nord, per breve tempo al sud che pone il problema del conflitto tra il dovere di tutelare la salute da parte dei medici e le restrizioni imposte dalle regioni ed il ruolo di servitore della Costituzione e della collettività ("disciplina" ed "onore") del dipendente pubblico.
Un grazie anche al giovane editore Giovanni Chiriatti (Kurumuny) che non ha avuto paura di pubblicare un libro che scomoda i potenti alla guida.
http://www.kurumuny.it/lang-it/catalogo/catalogo.html?id=366

Edizioni Kurumuny
Via S. Pantaleo 12
73020 Martignano (Le)
Tel e Fax: 0832801528 – 3299886391
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lunedì 21 aprile 2014

FREI BETTO A BRINDISI


Frei Betto, domenicano brasiliano, scrittore giornalista e teologo della liberazione (http://www.ilcircolino.it/personaggi/freibetto/vita.htm),  è stato in Italia dal 7 al 12 aprile per un tour (de force) di conferenze organizzato dalla Rete Radiè Resch di Quarrata (PI) http://www.rrrquarrata.it/www/chi-siamo/. In questo giro, che è iniziato a Rovereto e si è concluso a Cagliari, è stato ricevuto anche da Papa Francesco

Sin dai tempi della opposizione alla dittatura in Brasile, che ti costò il carcere e la tortura, hai sempre ripetuto che il cristiano è un uomo di parte. Esiste una urgenza politica per il cristianesimo oggi?

La lotta contro la miseria e la povertà, perchè siamo in un mondo egemonizzato dal capitalismo neoliberale che non ha interesse allo sviluppo sociale, i diritti sociali venivano considerati solo quando vi era la minaccia del comunismo. Il capitalismo ha creato la socialdemocrazia, i diritti sindacali, diritto del lavoro, dei pensionati, ma ora non ha nessun interesse per il benessere sociale, ha aggravato la disoccupazione e si è interessato all'esplorazione del mondo con le multinazionali. Il Papa invece ha condannato la povertà e le cause della povertà come si legge nella Evangelii Gaudium.

La chiesa deve interessarsi di politica?

La chiesa non può essere neutrale. O sta con la politica dello status quo o con la politica del cambiamento. Non esiste neutralità. Quando lo status quo conviene alla chiesa, essa afferma di non fare politica. Quando si sente minacciata la chiesa immediatamente assume un posizione politica. Come quando Paolo VI chiese di votare per la Democrazia Cristiana percependo il pericolo che il sindaco di Roma poteva diventare un comunista. Come quando la chiesa ha difeso Franco in Spagna, Pinochet in Cile. E' falso che la chiesa sia politicamente neutra. La chiesa non può essere politicamente neutra perchè Gesù non era politicamente neutro, egli assunse la vita dei poveri e questo gli costò la vita, è stato condannato da due poteri politici. Tutti i cristiani sono discepoli di un prigioniero politico. Gesù non è morto di epatite o per un incidente tra cammelli ad un incrocio di Gerusalemme. E' stato incarcerato, torturato e condannato da due poteri politici perchè ha lottato per un altro mondo possibile.

Ritieni ancora che il socialismo sia il modello di società più vicino alla solidarietà predicata da Gesù?

Penso che il futuro della umanità per uscire fuori dalla barbarie sia il socialismo. Non si può confondere il socialismo con lo stalinismo, come non si può confondere la chiesa cattolica con l'Inquisizione. Il modello stalinista ed il modello cinese sono modelli che hanno equivocato la proposta socialista. La proposta socialista sotto il profilo etico privilegia i diritti sociali rispetto ai diritti individuali ed è una proposta evangelica. Non importa se in futuro il modello di società si chiamerà socialismo, comunitarismo, comunismo importa che sia un società in cui si dividono i beni della terra ed il frutto del lavoro umano.

L'Occidente, responsabile delle attuali disuguaglianze planetarie, ha ancora la possibilità di portare il mondo verso una società giusta?

No, l'occidente è molto lontano da questa possibilità dominato come è dal pensiero unico denunciato ieri anche dal Papa secondo cui la storia sarebbe terminata, come dice Fukuyama. Garaudy diceva che l'Occidente è un accidente della storia. La crisi degli Stati Uniti e dell'Europa dimostra che tutta la logica del sistema è la difesa delle banche, del capitale privato, della speculazione non del diritto umano, siamo molto lontani da una possibilità di cambiamento radicale soprattutto perchè in Europa non esiste una forza politica alternativa. In Europa esisteva una sinistra forte ma è stata completamente cooptata dal sistema, è avvenuta una smobilitazione della sinistra, Ora bisogna creare una organizzazione popolare che generi un'alternativa politica al capitalismo neoliberale. Serve un'azione globalizzata. Oggi grazie ad Internet ed ai social network si possono creare alleanze tra tutti i popoli del mondo interessati ad un altro mondo possibile, come si è detto al Forum Sociale Mondiale. Io preferisco dire altri mondi possibili , per cercare diverse alternative in accordo con la nostra indole, la nostra cultura, la nostra etnia. In passato in America Latina gli Indios parlavano di Sumak kawsay, Buen vivir, una grande lezione per il futuro, sono esperienze del passato che costituiscono un contributo per il nostro futuro in America latina. Il Buen Vivir di Correa e Morales, introdotto nella costituzione dell'Equador.

Può la questione ecologica unire i progressisti del primo e del terzo mondo?

Il tema ecologico non fa distinzione di classe, il degrado della natura colpisce indistantamente ricchi e poveri. L'ecologia interessa le nuove generazioni perciò è un tema molto forte dal punto di vista della mobilitazione perchè molta gente che non è disposta a lottare per un mondo nuovo però è disposta a lottare per la preservazione dell'ambiente ed entra nella lotta per questa porta.

Hai scritto che Papa Francesco è una testa nuova su un corpo vecchio. Come pensi che vincerà le resistenze al cambiamento che propone e quale è la situazione della chiesa in America latina?

La chiesa ha attraversato oltre tre decenni di pontificato con tendenze conservatrici, ha cambiato tutti i vescovi e quelli progressisti sono morti, giubilati, assassinati o marginalizzati. La chiesa di papa Francesco è una chiesa che richiede pazienza storica per far avverare il suo rinnovamento. Soprattutto è necessario valorizzare il ruolo dei laici nella chiesa perchè i laici hanno maggiore agilità di rinnovamento rispetto alla gerarchia. In America latina c'è una chiesa moderata con alcuni settori conservatori ed una chiesa progressista che sta con le comunità di base e la teologia della liberazione. Tutte convivono all'interno della chiesa senza rotture. Non ci sono come ai tempi di Camara vescovi di riferimento. Giovanni Paolo II e Benedetto XVI hanno fatto tabula rasa.

Tu sei un domenicano. Ritieni che il carisma di Domenico di Guzman sia ancora attuale?

Nel 2016 saranno 800 anni dalla fondazione dell'Ordine dei domenicani. Due aspetti fondamentali: l'opzione per i poveri intesa come vivere con i poveri e l'apertura al pluralismo ideologico. I domenicani hanno due caratteristiche: la compromissione con i poveri e la fondazione di università (Bologna, Oxford, Parigi dove insegnava S. Tommaso d'Aquino). I domenicani sono stati sempre molto aperti agli altri modi di pensare.

Il cristianesimo è visto come la religione dei ricchi, l'islam come quella dei poveri in Africa ed in Asia. Come i domenicani rispondono a questa sfida?

Molte vocazioni in questo momento sono in Africa ed una preoccupazione dei domenicani è l'inculturazione. I domenicani sono arrivati in Brasile alla fine del XIX secolo per lavorare con gli indigeni, poi per lavorare con gli universitari ed infine per lavorare con tutti i poveri. I domenicani sono molto compromessi con i poveri.

E' un caso che Gustavo Gutierrez, il fondatore della teologia della liberazione, sia un domenicano?

No, non è un caso. Lui era un prete diocesano indios e dopo i sessantanni entrò nei domenicani per continuare il suo lavoro teologico. Solo negli ultimi 30 anni indios e neri sono ammessi nei seminari latino americani. Prima non era tanto facile.

lunedì 31 marzo 2014

"In grazia di Dio" : l'amara verità sul Salento

     
Se un film piace dipende dall’educazione di ciascuno, dagli interessi personali e da quello che ti frulla nella mente nei giorni in cui lo vai a vedere. Non si offenda quindi nessuno se dico che In grazia di Dio mi è piaciuto molto. Una storia avvincente, emozionante e questo è quello che più conta. Ma come l’altro film di Winspeare, Il Miracolo (2003) mi ha suscitato una sensazione di fastidio per una amara verità che prorompe anche da quest’ultimo film: l’arretratezza del nostro pezzo di Sud. Sapientemente tenutosi lontano dalla politica, In grazia di Dio rivela i ventenni ignoranti fannulloni e depravati, la scuola ininfluente, l’assenza dei padri ed il maschilismo, la scorciatoria delinquenziale, certo accanto a tante cose belle, la solidarietà, il sapersi arrangiare, la forza delle donne eppoi “lu sole, lu mari e lu ientu”. Riprende la migrazione e non solo intellettuale, la popolazione diminuisce ormai da oltre dieci anni, la Puglia ed il Salento sono sempre più meta turistica per quel che resta di bellezze naturali e di tradizioni commercializzate ma non per la modernità collettiva. Da Leuca a Lecce si può telefonare con l’ultimo smartphone ma in treno non ci si può arrivare in tempi decenti (si vede anche nel film). Continuano a trasferirsi pensionati dal nord Italia e dal Nord Europa ignari che se la salute non li accompagna i servizi alla persona non esistono. Se dico che Winspeare ci fa fare una figura di merda non lo dico come una critica o una bocciatura ma con un sentimento di ringraziamento perchè a sentir dire che tutto va bene e tutto va meglio è un po’ come al lupo al lupo alla rovescia, non ci crede più nessuno. Chi può legga Perchè il Sud è rimasto indietro? di Emanuele Felice, un giovane abruzzese fuggito in Spagna ad insegnare storia dell’economia che fa a pezzi il pensiero meridiano di Cassano e il revisionismo alla Pino Aprile e ci aiuta a guardare in faccia la realtà, condizione necessaria per ogni rinascita.

domenica 16 febbraio 2014

CENERI COME "CONCIME" NEI CAMPI E TUMORI TRA GLI OPERAI

L'indagine epidemiologica a Brindisi tutti la vogliono realizzare ma ancora non vede luce. Il Comune ha stanziato 200mila euro e ha sul tavolo una offerta del CNR per realizzarla. Dopo che gli epidemiologi della ASL nel tavolo tecnico del 2012 hanno dichiarato di non aver modo di effettuare attività che non siano strettamente legate ai compiti istituzionali, non resta che rivolgersi all'esterno. Ma questo è abbastanza comprensibile. Daltro canto il CNR di Lecce su Brindisi ha già prodotto studi che hanno ricevuto riconoscimenti da riviste internazionali: sulle malformazioni neonatali e sui ricoveri ospedalieri in rapporto alle concentrazioni di inquinanti registrate dalle centraline. Brindisi è anche inserita in uno studio del Centro Ambiente e Salute finanziato dalla Regione Puglia, l'indagine è stata anche votata in un ordine del giorno presentato alla Camera dall'on. Elisa Mariano in occasione dell'approvazione del decreto sulla Terra dei Fuochi che la prevede solo per Taranto e per la Campania.
Intanto si continua a scoprire che le ceneri della Centrale di Cerano "concimano" le nostre terre: Mesagne, San Vito ed ora anche Manduria. Se non si interviene subito tutta la nostra agricoltura subirà un colpo mortale. Ma oltre l'ambiente anche le persone continuano a patire questa situazione surreale. Nelle ultime settimane sono stati segnalati alla ASL ed alla Procura della Repubblica casi di tumore di possibile origine professionale: due casi di operai della Centrale ed uno del Petrolchimico. L'Istituto Superiore di Sanità ha consigliato si fare lo studio di coorte dei lavoratori, ma quando si comincerà?

lunedì 16 settembre 2013

"CHI NON MUORE SI RIVEDE"





"Chi non muore si rivede" (Garzanti) é l'ultimo libro di Alberto Maggi, frate dei Servi di Maria, biblista noto ed apprezzatissimo soprattutto dal pubblico meno allineato con una lettura del Vangelo filtrata dalle esigenze della istituzione religiosa e più interessato alla comprensione originaria, testuale, inquadrata storicamente. E questa comprensione Maggi ha approfondito e divulgato per tutti gli anni del suo ministero richiamando al Vangelo quanti se ne erano allontanati a causa di una lettura devozionistica e - come egli stesso ripete spesso - "listata a lutto".
Il 9 aprile 2012 un evento sconvolge la sua esistenza ed i suoi programmi: una grave dissecazione aortica mette in pericolo la sua vita. Oltre due mesi di terapia intensiva e tre interventi lo restituiscono alla sua missione. Ma la malattia gravissima che lo ha colpito diventa una occasione per singolari relazioni con l'equipe sanitaria, gli amici, i parenti, i visitatori, i preti e tutti coloro che sono andati a trovarlo. Il titolo del libro non é altro che il saluto di Maggi al suo ingresso in sala operatoria all'equipe sanitaria perplessa ma incoraggiata dalla fiducia rilasciata.
Ma chi pensasse al solito libro che racconta l'avventura a lieto fine di un malato grave si sbaglia. C'é di certo la "malattia in prima persona" di focaultiana memoria che manca alla percezione dei medici, ma c'é una personale esperienza con la morte, il morire come rinascita, come attaccamento alla vita, non quella biologica, ma la "Zoe" la vita indistruttibile che dentro ciascuno. 
Nel libro accanto alla cronaca spesso satirica delle giornate in terapia intensiva si aprono pagine di approfondimento umano, esistenziale, religioso dei grandi temi della vita, la malattia, la debolezza, la morte fisica, la vita che non muore, senza semplificazioni  e vani ottimismi. La comprensibile gratitudine verso l'equipe medica che lo ha salvato non gli impedisce di cogliere quando ci sono comportamenti scortesi e inumani. Ma la serenità e la fiducia nel bene affascina anche gli operatori che lo assistono ed il box 6 della terapia intensiva diventa un luogo terapeutico per infermieri e medici che vogliono comprendere le ragioni di tanta serenità. Il malato diventa così contagioso!
Belle le pagine sulla mamma deceduta un mese dopo il suo ricovero, "maggiolina" la chiama e ne ripercorre le tappe che hanno dato impulso alla sua vita di prete pur essendo lei una non credente. E quella di parlare ai non credenti é una preoccupazione costante del ministero di Maggi. Nelle pagine autobiografiche del libro vi sono numerose tracce. Ritorna anche qui il messaggio costante della predicazione sua - e del suo compagno di convento e di studi  Ricardo Perez Marquez - e cioè che il vangelo si capisce vivendolo e che il vangelo é sempre per la felicità dell'uomo. "Un eretico in corsia" doveva essere originariamente il titolo  del libro. Sì perché Maggi é considerato ingiustificatamente un eretico da certa gerarchia che vuole i fedeli sempre sotto il peso del peccato, della penitenza, della tristezza.


Ho cominciato a leggere le omelie di Alberto Maggi sette anni fa su un blog che non era il suo ma quello di don Vitaliano Della casa. Non sapevo chi fosse ma quelle letture mi convincevano molto. Poi ho scoperto i video settimanali di esegesi del vangelo della domenica su Youtube che mi sono stati di conforto per affrontare le inascoltabili prediche domenicali della mia città. Ho cominciato a leggere i suoi libri di esegesi popolare dei Vangeli e dell'Apocalisse (Perez) e ho ripreso confidenza con i testi evangelici. In streaming ho seguito gli incontri domenicali di Montefano: 200 persone in sala e 100 in collegamento. Due amici sono andati con Ricardo e Alberto in Terra Santa e sono tornati ammaliati da questa esegesi corretta ma anche anti-religiosa.
All'inizio di settembre sono andato con mia moglie, non credente, al 21o incontro biblico di Maggi e Perez ad Assisi. C'erano più di 400 persone da tutto il centro nord soprattutto. Vi erano altri non credenti. Mia moglie é rimasta affascinata da questa lettura  così umana e cosi scientifica del Vangelo.
Ai tempi di Papa Francesco Maggi non é più un eretico. Senza volersi sempre piangere addosso, devo però constatare che al Sud si sente molto la mancanza di una spiritualità così umana ed incarnata.
Prevalgono deviazionismi, superstizioni e spiritualità tutte incentrate sul peccato, il sacrificio, l'espiazione come nel culto di Padre Pio ad esempio.
Ad Assisi Alberto Maggi sapendo che sono un medico mi ha chiesto un feedback  dal mio punto di vista al suo libro. Questa pagina lo é in gran parte. "Quella del medico e dei suoi collaboratori é una vera missione" mi ha detto e lo é soprattutto nei reparti dell'emergenza, aggiungo io. Come lui anche il medico deve dare coraggio, confortare sostenere, tutto quello il malato Alberto ha sperimentato su di sé e che il frate Alberto fa ogni giorno da anni con la divulgazione del suo lavoro di biblista.

lunedì 3 giugno 2013

LA SANITA' MALATA

Vi ricordate del mio libro con lo stesso titolo di questo post? Non pensavo che a 5 anni dalla sua pubblicazione interessasse ancora qualcuno. Chi non l'avesse letto, lo trova ormai solo sul sito dell'editore:  http://www.glocaleditrice.it/record/dettagli.php?id_elemento=764
Una mia recente lettrice mi ha scritto questa interessante email. 
"A proposito del paragrafo: al Sud: ritardi e colonizzazioni, dove ti poni la domanda se la migrazione al Nord sia un problema di finanziamenti e di tecnologie, posso dirti che per quanto riguarda i pazienti, tra i tanti che dal sud e dalla Puglia  venivano a curarsi all'ISTITUTO EUROPEO di ONCOLOGIA, alla mia domanda:perchè siete veniti qui? Mi hanno dato una risposta univoca e lapidaria: "cara dottoressa, siamo venuti qui perchè i medici giù da noi sono sgarbati" "dottoressa, sono venuta qui perchè mi sono sentita trattata con freddezza e con noncuranza dal medico a cui mi ero rivolta, non voglio più ritornarci, preferisco venire qui, siete tutti così gentili...";  "dottoressa cosa viene a fare giù: rimanga qui, giù non si capisce nulla, ti mandano da un posto all'altro e nessuno ti da una risposta chiara" e questi sono solo i commenti di alcuni dei pazienti pugliesi a cui chiedevo curiosamente perchè fossero venuti su a volte solo per terapie radianti sulla mammella!, ma sai qual'è il dato più interessante, per te che leggi, ebbene, è che non mi dicevano nulla di nuovo, perchè da medico  e da donna so cosa significa quel termine MALEDUCAZIONE, che ho vissuto sulla mia pelle, per fortuna per poco tempo,  finchè sono stata al Policlinico di Bari come studentessa prima e poi come tirocinante; sono scappata anche io da un sistema dove se non sei raccomandata dal politico di turno , se non sei la figlia o la parente di qualche medico più o meno importante o ti infili nel letto di qualcuno non vai da nessuna parte; un sistema dove i giovani si rifugiano dietro la solita scusa che non vogliono lasciare la loro terra per non ammettere che non hanno coraggio, che hanno timore di pensare con la loro testa, di curarsi dei loro sogni, giovani per i quali,  la paura di fare la valigia e cercare un mondo migliore è più forte addirittura della prospettiva di soccombere in un sistema che ti fa esistere solo in funzione del potere di un altro. Il dramma è che almeno a quei tempi per i giovani come me era una protezione una consolazione ,evidentemente, lavorare grazie a qualcuno a cui poi devi qualcosa inesorabilmente:un voto... qualcos'altro....la propria libertà!Ti rendi conto?
Questo è un dato di fatto al sud, e in Puglia, o almeno lo era fino a poco tempo fa soprattutto per le donne, vittime di una società patriarcale che ha soffocato a lungo la loro coscienza, ha mortificato il loro femminile ( la stessa bellezza è quasi una colpa ancora in certi luoghi), a cominciare dalla famiglia per finire nei luoghi di lavoro (e chi se ne frega se abbiamo i trulli e Polignano a mare.....) 
Ecco perchè gli ambulatori oncologici a Milano sono frequentati per il 70%da meridionali e perchè molti giovani vanno a lavorare al Nord."